Torino, 27 lug – Nell’informatica esiste l’abitudine ad abusare di termini inglesi, quindi non ci stupiamo se la definizione “nuvola informatica” risulta alquanto oscura e sconosciuta. Si tratta della traduzione di cloud computing, comunemente ridotto in cloud. Ma cosa si raduna sotto questa parola? Una vastità di elementi e servizi il cui minimo comune denominatore è la localizzazione remota (in posti qualsiasi del globo terracqueo) rispetto alla macchina dell’operatore che li utilizza e la fruibilità attraverso internet. In generale possiamo identificare alcune macro categorie all’interno :

  • SaaS (Software as a Service), programmi installati su server remoti e non sul proprio pc che possono essere utilizzati in remoto attraverso un browser web (Firefox, Google Chrome, etc.) o con dei piccoli applicativi di visualizzazione
  • DaaS (Data as a Service), banche dati accessibili come se fossero su di un disco locale
  • HaaS (Hardware as a Service), risorse hardware messe a disposizione dell’utente solo per il periodo che le utilizza configurate come componenti singoli o come sistema di componenti.

Possono sembrare tutti discorsi per grandi centri di ricerca ed invece già oggi invadono il nostro utilizzo quotidiano, ovviamente nella maniera più semplice. Qualche esempio ? Tra i SaaS vi sono tutti gli applicativi Google (Calendar, Maps, Gmail, Docs, Google Foto, etc.) mentre tra gli HaaS basti citare Dropbox e Google Drive. Comunque il vero scopo della nuvola informatica, meno evidente ma già disponibile, è di permettere l’utilizzo di super programmi o computer potentissimi senza doversi per forza svenare economicamente perché se ne paga solo il tempo di effettivo impiego.

Tra l’altro è questo il futuro neanche tanto remoto dei pc, gli utenti avranno delle macchine piuttosto economiche perché non troppo potenti attraverso cui si collegheranno via internet a risorse e software remoti. In tal senso ecco perché lo sviluppo più forte si ha nei “sistemi video”, i vari attori del mercato stanno lavorando su quella parte dei sistemi operativi che si preoccupa di trasformare i bit in immagini sullo schermo per rendere più efficiente il meccanismo: oggi i dati passano attraverso internet per essere visualizzati tramite dei browser, domani i dati giungeranno direttamente al sistema video saltando il passaggio del browser. È degno di nota che il progetto più attivo ed avanzato attualmente è Wayland, un progetto open source a cui contribuiscono diversi grandi nomi del settore.

In ultimo si deve evidenziare che un requisito fondamentale è la velocità e qualità della rete di connessione attraverso cui transita internet, gli Stati che non investono in questo si ritroveranno sempre più esclusi. In questo l’Italia sta perdendo terreno ed al suo interno poi i più colpiti sono i piccoli borghi perché un qualunque operatore privato di telecomunicazioni non investirà mai senza la certezza di un ritorno economico.

Cristiano Bergoglio

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