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Roma, 29 set – Di anni ne ha 25, non 18 come aveva inizialmente dichiarato. E non si chiama Hassan Alì ma Zaheer Hassan Mahmoud. Stiamo parlando del pakistano irregolare che venerdì scorso ha compiuto un attacco a colpi di mannaia vicino all’ex sede di Charlie Hebdo a Parigi. La vera identità del terrorista è stata scoperta dagli investigatori tramite una semplice ricerca sul suo cellulare. Poche ore dopo l’attentato, il ministro degli Interni Gérald Darmian, aveva parlato senza mezzi termini di “terrorismo islamista”.
Adesso il procuratore antiterrorismo, Jean-François Ricard, ha fatto sapere durante una conferenza stampa che l’aggressore 25enne è arrivato in Francia nel 2018 passando da diversi Paesi tra i quali “la Turchia e l’Italia”. Nel Paese transalpino era “totalmente sconosciuto a tutti i servizi di informazione”, ha precisato Ricard. In parole povere non era nella lista nera dell’intelligence francese.

Come è arrivato in Italia?

Ma come è giunto in Italia prima di approdare in Francia due anni fa? Attraverso la rotta balcanica oppure con un barcone insieme ad altri immigrati? Questo al momento non è ancora stato appurato, si sa soltanto che ha confessato di aver mentito sulla sua età e di aver pure fornito un nome falso. Agli inquirenti ha poi detto di essere “arrabbiato” per la pubblicazione delle caricature di Maometto da parte di Charlie Hebdo e dunque ha meditato un attacco contro la redazione del giornale, non sapendo che nel frattempo aveva traslocato. E dire che, stando sempre alle sue dichiarazioni, il terrorista avrebbe compiuto tre sopralluoghi sul posto nei giorni antecedenti all’attacco. Mente criminale sì, ma tutto tranne che geniale.

Il procuratore antiterrorismo ha poi dichiarato che il 25enne pakistano ha “guardato dei video provenienti dal Pakistan sulla pubblicazione delle caricature”, decidendo a quel punto “ribellarsi” contro gli autori del settimanale satirico. Inizialmente avrebbe però pensato di “incendiare” la redazione, pensando appunto che si trovasse ancora nel luogo in cui ha compiuto poi l’attacco con la mannaia. Adesso, terminato lo stato di fermo, il pakistano passato dall’Italia dovrà comparire davanti ai giudici con l’accusa di “tentato omicidio a scopo terroristico”.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. Aveva problemi mentali come tutti i terroristi . Almeno…….di solito è sempre così.
    Una settimana ed è fuori. Certo che si’.

  2. un altro finto minorenne le suo parole sono state prese per oro colato dagli sveglissimi funzionari europei… e dire che bastava solo guardarlo in faccia

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