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Roma, 29 set – La crisi economica scatenata da mesi di lockdown per l’emergenza coronavirus si fa sempre più sentire. Gli italiani tappati in casa, spesso senza lavoro (molti di loro ancora in attesa della cassa integrazione) e attenti a risparmiare su tutto, una volta tornati alla cosiddetta normalità non hanno rimesso in moto i consumi. A Roma, per esempio, il bilancio è molto pesante, stando ai numeri della Confesercenti, che già a luglio parlavano di 3 mila attività commerciali chiuse. Ora “siamo a più di 5 mila – fa presente Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma – in ogni strada del commercio romano, da via Tuscolana a via Veneto, in periferia e soprattutto nel centro storico, si contano circa dieci o venti negozi con le serrande abbassate“.

“Senza interventi mirati chiusura del 30% degli esercizi”

La crisi non risparmia neanche negozi storici della Capitale, complice anche il poco turismo post-lockdown. “Oggi gli incassi sono al 20 per cento di quelli pre-Covid, con 150 milioni di mancate entrate mensili, il turismo è fermo e lo smart working tiene a casa ancora molti romani – spiega Giammaria – se non ci saranno degli interventi mirati si arriverà alla chiusura del 30% degli esercizi. Per non parlare del disastro sociale in arrivo: se a dicembre non verrà rinnovata la cassa integrazione i licenziamenti dei dipendenti saranno inevitabili e la situazione si farà molto critica”, avverte.

Sempre di più i negozi del centro storico di Roma a rischio chiusura

A Roma il più penalizzato è il centro storico, “con negozi smantellati ovunque, da via Nazionale a via del Corso, passando per via Veneto“, osserva Giammaria. Ad affossare le vendite al dettaglio l’assenza di turisti, gli affitti alti,lo smart working che tiene ancora casa tanti impiegati pubblici e, come se non bastasse, la Ztl ripristinata a settembre. Il luogo simbolo della crisi è la celebre via Frattina, che unisce via del Corso a piazza di Spagna: qui i negozi con le serrande abbassate e i cartelli con su scritto “Cedesi attività” sono ben 24. Chi riesce ancora a restare aperto sta a piazza di Spagna e via Condotti, perché, spiega Davide Sermoneta, presidente di Confcommercio centro Roma, questi esercizi commerciali sono motivati a non mollare la posizione privilegiata.

Dal governo aiuti irrisori e dalla Raggi la sconsiderata riattivazione della Ztl

Finché si riesce, si resiste, ma è tutto fermo – sottolinea Sermoneta – mancano i turisti, i residenti, i dipendenti che con lo smart working restano lontani dal centro”. Da una parte gli “irrisori” gli aiuti del governo giallofucsia al commercio, dall’altra la “sconsiderata” riattivazione dei varchi della Ztl voluta dall’amministrazione a 5 Stelle della “sindaca” Raggi: tanti negozi ed esercizi commerciali sono condannati alla chiusura. Di riaprire la Ztl “non ce n’era alcun motivo, visto lo scarso traffico in centro storico – fa presente Sermoneta – e in questo modo si disincentivano i pochi clienti romani che si affacciavano nei nostri negozi. Oggi, con il timore di una seconda ondata di coronavirus, si sale sui bus solo quando non se ne può fare a meno, non certo per andare fare shopping in centro”.

L’allarme di Confesercenti: “In tutta Italia chiuderanno 90 mila imprese in tutta Italia”

La crisi colpisce tutto il territorio nazionale. Si tratta di un colpo senza precedenti al lavoro autonomo, con inevitabili conseguenze anche sul lavoro dipendente: tra le attività commerciali che proveranno a resistere, infatti, quattro su dieci segnalano la necessità di ridurre il personale. Confesercenti conferma le stime di fine estate e lancia l’allarme sulle imprese mai nate, un numero che per il 2020 rischia di arrivare a quota 20 mila. E sul fronte di quelle che cercano di sopravvivere alla crisi, Confesercenti stima che “circa 90 mila imprese chiuderanno entro fine anno, forse già in questo ‘autunno nero'”.

Ludovica Colli

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