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Roma, 17 giu – Parlateci di Guantanamo, che non fa rima con diritti umani. E i presidenti degli Stati Uniti, tutti, lo sanno bene. Sta di fatto che dopo avergli dato del killer, Joe Biden stringe la mano a Vladimir Putin. Immagine plastica di un incontro che qualcuno potrebbe facilmente bollare come ipocrita. Un gesto che fa vacillare qualsivoglia coerenza etica. Eppure la Realpolitik è questa, dopo gli attacchi infuocati si finisce per sedersi al tavolo della diplomazia. Sta di fatto che spesso dai faccia a faccia tra leader di grandi potenze escono fuori dichiarazioni di circostanza. La stampa allora tenta di leggerci qualcosa di meno banale, magari qualche frecciata tra le righe, qualche significativa presa di posizione, qualche sostanziale novità. Poco più di interpretazioni discutibili che sfiorano la mera congettura. L’attesissimo incontro di ieri ci ha però regalato qualche puntura incrociata. Cara vecchia Guerra Fredda, si dirà.



Canovaccio classico: il presidente americano sforna il consueto retorico copione sulla violazione dei principi democratici da parte del Cremlino, quello russo rispedisce le accuse al mittente. Dunque Biden sottolinea che i diritti umani “sono parte del Dna degli Stati Uniti”. Per questo “ho detto a Putin che saranno sempre sul tavolo” del dibattito tra le parti. “Noi continueremo a sollevare questioni per casi come Alexei Navalny e tutte le questioni legate ai diritti umani”. E poi “non tollereremo violazioni dei diritti democratici e risponderemo”.

Parlateci di Guantanamo

La risposta del presidente russo? Puntuale: “Guantanamo è ancora aperta, e non corrisponde agli standard internazionali dei diritti umani o alle leggi degli Stati Uniti. Di che diritti umani stiamo parlando?”. Parliamo di Guantanamo. Spietato carcere incastonato sulla nemica isola caraibica, enclave emblema di torture che Obama – premio Nobel per la Pace – promise di chiudere. E invece è ancora lì, mentre alla Casa Bianca si danno il cambio presidenti di opposta fazione. Sin troppo facile quindi, per Putin, smascherare l’ipocrisia Usa.

Finendo poi per dare a Biden una lezione di educazione verbale. “Il presidente Biden è una persona costruttiva e ragionevole, con grande esperienza e ha valori morali. Abbiamo trovato un linguaggio comune. Questo – dice Putin – non vuol dire che ci prometteremo amicizia eterna o dobbiamo cercare le nostre rispettive anime. Il presidente Biden non mi ha invitato negli Usa né io l’ho invitato in Russia. Ci devono essere le condizioni giuste per questo”.

Eugenio Palazzini



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