Roma, 4 apr – L’Unione europea è pronta a introdurre nuove sanzioni contro la Russia dopo il massacro di civili a Bucha, attribuito da più parti alle truppe di Mosca. Anche se quest’ultima respinge le accuse, con Lavrov che ha parlato di messinscena dell’Occidente e del governo di Kiev. Sta di fatto che Bruxelles, convinta di poter assestare a Vladimir Putin un colpo decisivo, adesso ha nel mirino in particolare gas e petrolio russi. Una sorta di embargo che rischia però di danneggiare seriamente soprattutto quei Paesi europei che dipendono in buona parte dalle forniture di Mosca.

Perché Austria e Germania dicono ‘no’

Come noto il grande Paese europeo più esposto e di conseguenza a rischio “congelamento” è senza alcun dubbio la Germania, che importa dalla Russia la metà del suo gas (49%). Sta decisamente meglio la Francia che ottiene appena un quarto della propria fornitura dalla Russia. Mentre tra i medio-piccoli a dipendere dal gas di Mosca sono in particolare Grecia (51%), Slovacchia (68%) e Austria (64%).

Percentuali piuttosto significative che spiegano da sole la presa di posizione dei governi di Berlino e Vienna, entrambi contrari a nuove ritorsioni economiche contro la Russia. “Siamo molto dipendenti dal gas russo e penso che tutte le sanzioni che colpiscono noi più di quanto colpiscano la Russia non sarebbero giuste”, ha fatto presente il ministro delle Finanze austriaco, Magnus Brunner. Realismo puro e semplice, in tempi di mosse avventate. Non a caso Brunner, pur ammettendo chiaramente che quanto sta accadendo in Ucraina “è estremamente duro”, precisa che “quando si parla di sanzioni bisogna restare freddi e se una sanzione ti danneggia di più dell’altra parte allora non è la direzione giusta”.

Meno drastica ma altrettanto netta la posizione della Germania, che si oppone all’embargo sul gas russo perché “serve un po’ di tempo”, come ammesso dal ministro tedesco delle Finanze, Christian Lindner. In parole povere buona parte dei Paesi Ue sono ancora lontani dal raggiungimento dell’indipendenza energetica e non hanno neppure sufficienti garanzie per diversificare da subito gli approvvigionamenti.

Italia autolesionista

E l’Italia? L’ottuso allineamento a qualsivoglia diktat di Bruxelles, obnubila il nostro operato. A tal punto che rischiamo di tramutarci nella nazione che più sconterà il taglio delle forniture, qualora ovviamente dovesse essere effettuato davvero. D’altronde al momento importiamo circa il 46% del gas dalla Russia e ne utilizziamo il 22,3% per produrre elettricità. Nonostante queste evidenze, il nostro acuto ministro degli Esteri si è sbilanciato così: “L’Italia non si tirerà indietro” sul blocco dell’import di petrolio e di gas dalla Russia. Perché “noi – ha detto Luigi Di Maio – non abbiamo mai posto alcun tipo di veto sui pacchetti di sanzioni e non porremo alcun veto”. Non sia mai che ci distinguiamo quando necessario.

Oltretutto, come ben spiegato da Adolfo Spezzaferro nello speciale del Primato Nazionale dedicato alla guerra in Ucraina, in base al meccanismo di solidarietà Ue rischiamo pure di dover cedere il nostro gas alla Germania. Difatti “non solo la nostra nazione possiede più miliardi di metri cubi di oro blu di scorta (7 contro 6,5 nel 2022) ma soprattutto la Germania ne consuma molto più di noi: 86,5 miliardi contro i 67,7 dell’Italia (dati 2020)”. Capolavoro di masochismo.

Eugenio Palazzini

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