Roma, 7 giu – Se negli anni Settanta avessero detto al lettore medio di Repubblica che la sinistra sarebbe diventato il cane da guardia del Patto Atlantico, nessuno ci avrebbe creduto. Allora si era ancora immersi nel clima della Guerra fredda, il Patto di Varsavia era ancora saldo, i rubli affluivano a fiotti nelle casse del Pci e la cortina di ferro era ancora lì a dividere due mondi. Oggi, invece, è cambiato tutto. Nel suo discorso di investitura alle Camere, il neopresidente del Consiglio Giuseppe Conte non ha fatto in tempo ad annunciare che con la Russia «si apre una nuova era», che subito tutta la sinistra liberal si è schierata compatta con Washington e Berlino (e no, non c’è più Berlino Est).
In proposito si potrebbe rifare tutta la storia dell’evoluzione delle socialdemocrazie europee, che pian piano si sono trasformate nei gendarmi del capitalismo a stelle a strisce. Oppure si potrebbe parlare di quella fuffa rappresentata dall’«eurocomunismo» e di quell’Enrico Berlinguer che è stato per il Pci un po’ quello che Gianfranco Fini è stato per il Msi. Ma probabilmente tutto questo è ormai diventato superfluo. Il punto saliente nelle reazioni sinistroidi al nuovo asse Roma-Mosca, infatti, è piuttosto da ricercarsi in un altro aspetto della questione: il sovranismo. Sì, perché l’Italia, stringendo rapporti più stretti con la Russia, potrebbe veramente tornare protagonista della politica internazionale. Basti pensare che a Bruxelles e Washington sta salendo alle stelle la tensione in vista del summit europeo che si terrà a fine mese tra i leader dei membri dell’Unione europea. All’ordine del giorno ci sarà anche il rinnovo delle sanzioni alla Russia, che deve essere deciso «per consenso». In altre parole, il timore dell’establishment è che Conte, ponendo il veto, possa spaccare in due l’Ue.
Ed è proprio qui che possiamo apprezzare meglio il peso dell’Italia, sbeffeggiata per anni da una sinistra che ci vuole come i cani scodinzolanti della Merkel e di Macron: i Paesi filorussi (come Ungheria, Grecia, Cipro e Bulgaria) non hanno mai rischiato una rottura proprio perché non hanno mai avuto un alleato di peso. E ora l’Italia potrebbe appunto svolgere questo ruolo. In realtà, non sarebbero necessari strappi drammatici con la Nato. Ma un’azione diplomatica intelligente – volta a controbilanciare l’atlantismo di Bruxelles – potrebbe senz’altro far recuperare all’Europa una maggiore autonomia e un ruolo centrale tra gli Stati Uniti e la Russia (per forza di cose sempre più sbilanciata verso la Cina). E l’Italia, dopo decenni, potrebbe davvero essere guardata come una guida dagli altri Paesi europei. Una cosa assolutamente inaccettabile, cioè, per una sinistra che di sovranità, autonomia e indipendenza non vuol proprio sentir parlare.
Valerio Benedetti

3 Commenti

  1. Dopo mezzo secolo di zerbinaggio Via l’alleanza con gli USA avviciniamoci alla RUSSIA!!
    Sembra normale rimprendere la nostra sovranità senza inchinare il capo alla Germania e alla Francia
    Basta !!!

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