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“Più motovedette alla Libia”. Ma il piano Ue non fermerà gli scafisti: ecco perché

by Eugenio Palazzini
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Roma, 13 mar – “Invieremo più motovedette alla Libia” per fermare i flussi migratori. E’ quanto annunciato oggi dalla portavoce della Commissione europea, Ana Pisonero. Ma a quale Libia intende rivolgersi Bruxelles? Come noto, non esiste più un’unica nazione libica dalla caduta di Gheddafi, tuttavia le istituzioni europee agiscono spesso come se il Paese nordafricano fosse ancora unito. Il punto di riferimento è a ben vedere soltanto una fetta di Libia, ovvero la Tripolitania. “Una parte del sostegno dell’Unione europea a Tripoli è cercare di stabilizzare la situazione e potenziare le loro capacità di gestione delle frontiere: arriveranno altre imbarcazioni per fronteggiare questo problema”, ha infatti detto Pisonero. Per poi aggiungere: “Non posso annunciare nulla in merito alle tempistiche, ma vediamo chiaramente che c’è una necessità di rafforzare la capacità libica, perché non sempre hanno i mezzi” per gestire frontiere e partenze, ha precisato la portavoce della Commisione Ue.

Perché le motovedette Ue non fermano gli scafisti

Sussistono due problemi di fondo, zavorre sostanziali che già palesano l’efficacia dell’annunciato piano Ue. Il primo problema: come detto le istituzioni europee si stanno rivolgendo essenzialmente al governo di Tripoli, traballante di per sé e soprattutto senza alcuna autorità effettiva nell’altra parte costiera dell’ormai ex nazione nordafricana. I barconi di clandestini guidati dagli scafisti partono anche dalla Cirenaica, la cosiddetta rotta libica non si gestisce quindi soltanto inviando motovedette alla guardia costiera che risponde ai comandi di Tripoli.

Il secondo problema: la nuova rotta turca. Nuova per modo di dire, di sicuro particolarmente trafficata negli ultimi mesi. A titolo esemplificativo il peschereccio naufragato a Cutro proveniva dalle coste turche e in particolare dai porti di Izmir, Bodrum e Çanakkale. I trafficanti di esseri umani hanno insomma cambiato strategia da tempo, almeno da quando risulta sempre più complicato attraversare via terra la rotta balcanica. Le odierne decisioni della Commissione europea appaiono allora da una parte insufficienti e dall’altra fuori tempo massimo.

Eugenio Palazzini

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