Roma, 14 giu – Non c’è dubbio che la storia dell’umanità abbia visto il susseguirsi ininterrotto di civiltà e imperi o più esattamente abbia visto un continuo e costante spostamento del baricentro geopolitico (shift of power) come hanno avuto modo di sottolineare – sotto il profilo storico – Fernand Braudel e Carlo Maria Cipolla. A partire dal XVI secolo il Portogallo e la Spagna grazie alla loro superiorità economica, tecnologica e militare riuscirono a conseguire una vera e propria egemonia globale. Toccò poi all’Olanda, alla Francia e infine all’Inghilterra anche grazie alle Compagnie, prendere il loro posto.

La gran parte degli storici sono concordi nel sostenere che le grandi scoperte geografiche determinarono fondamentali conseguenze sotto il profilo geopolitico e cioè lo spostamento del commercio internazionale dal Mediterraneo all’Atlantico, la graduale ascesa delle potenze europee e il conseguente declino dell’Italia e dell’impero ottomano. Ma soprattutto determinarono la nascita del primo impero mondiale con il sovrano spagnolo Carlo V. Dopo la guerra dei sette anni (1756-1763) l’Inghilterra acquisì un ruolo di egemonia globale almeno fino al 1918. Il terzo spostamento di baricentro politico avvenne dopo il 1956 con la crisi di Suez, quando l’Inghilterra in modo pressoché definitivo diventò una potenza di secondo rango rispetto agli Stati Uniti.

Il nuovo polo asiatico

Alla luce di questi esempi, l’ascesa attuale delle potenze euroasiatiche e asiatiche (India, Cina e Russia) non deve dunque sorprendere, perché l’assorbimento da parte loro della logica capitalistica gli sta consentendo di trasformare il loro declino in una vera e propria ascesa in grado di contrastare in modo credibile l’egemonia americana (per esempio in Africa nel caso della Cina). In un certo senso possiamo affermare che l’ascesa delle potenze asiatiche è avvenuta anche grazie alla capacità di queste di utilizzare il capitalismo – che fino a quel momento le aveva dominate – a proprio vantaggio.

Un caso analogo era già avvenuto con il Giappone sia durante l’era Meiji, sia nel 1980 quando il Giappone si impose a livello mondiale – come hanno avuto modo di studiare attentamente i francesi nel Rapporto Martre – in settori che fino a quel momento erano stati controllati dagli Stati Uniti.Chi condivide una visione realistica e conflittuale della storia non può sorprendersi di tutto ciò. Nicholas Spykman non aveva forse sostenuto che la politica internazionale è come un campo di forze paragonabile ad un campo magnetico?

Ebbene, in ogni momento dato, vi sono alcune grandi potenze che svolgono in quel campo la funzione di poli. Un cambiamento nella forza relativa dei poli o l’emergere di nuovi poli modificherà il campo e farà slittare le linee di forza. D’altronde ogni sistema di sicurezza collettiva deve fare affidamento sul sostegno delle grandi potenze perché sono le uniche che hanno i mezzi per imporla.

Roberto Favazzo

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