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A woman walks past the Bataclan Theater in Paris on November 2015, where at least 82 people were killed during coordinated attacks in which at least 129 people lost their lives. France has listed more than 10,000 people suspected of being radicalised or potential security threats, including homegrown assailant Omar Ismail Mostefai who killed scores of people at Paris's Bataclan. AFP PHOTO/ PATRICK KOVARIK (Photo credit should read PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images)
A woman walks past the Bataclan Theater in Paris on November 2015, where at least 82 people were killed during coordinated attacks in which at least 129 people lost their lives. France has listed more than 10,000 people suspected of being radicalised or potential security threats, including homegrown assailant Omar Ismail Mostefai who killed scores of people at Paris’s Bataclan. AFP PHOTO/ PATRICK KOVARIK (Photo credit should read PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images)

Roma, 14 lug – Continuano a emergere notizie di clamorosi errori compiuti dall’apparato di sicurezza francese nella tragica notte del 13 novembre. Una lettera anonima, rivelata ieri dal Canard Enchaîné e proveniente dall’ambiente delle teste di cuoio della gendarmeria francese hanno infatti reso noti i malumori per la malagestione dell’emergenza al Bataclan. Il dito è puntato contro il capo del Gign, il colonnello Hubert Bonneau, che secondo i suoi sottoposti si è “nascosto dietro a competenze territoriali”. “La sera del 13 novembre, il colonnello Bonneau ha semplicemente dimenticato di essere un gendarme. Ci vergogniamo di lui come di noi stessi”, affermano gli autori della lettera.



In quella maledetta sera, il Gign viene allertato solo alle 22.26, ovvero un’ora dopo le esplosioni allo Stade de France e le sparatorie nei bistrot. Un tempismo non esattamente puntuale. Il comandante del Gign prova diverse volte a chiamare i capi della Raid e del Bri, le unità d’élite della polizia nazionale e della polizia giudiziaria di Parigi, per sapere come coordinarsi. Nessuno risponde. Il Gign riceve l’ordine di posizionare i suoi incursori. Alle 23.06, 45 militari sono già sul posto. Aspetteranno per altre 3 ore, senza essere chiamati.

Non è l’unica stranezza circa il comportamento delle forze dell’ordine francesi durante quella notte. Si è infatti saputo recentemente che alcuni militari della “Force Sentinelle”, schierata dalla Francia a controllo del territorio dopo gli attentati di gennaio 2015, erano davanti al Bataclan quella notte, ma non intervennero perché i comandi ricevuti non lo prevedevano e per la stessa ragione non prestarono le loro armi automatiche ai poliziotti accorsi sul luogo della strage. Secondo il parlamentare cristiano-democratico belga Georges Dallemagne, membro della commissione sugli attentati a Bruxelles, i soldati francesi “non sono intervenuti nel momento in cui la strage era in corso all’interno del Bataclan perché non avevano ricevuto l’ordine di intervenire. Non hanno neppure potuto prestare le loro armi ai colleghi poliziotti. I poliziotti non avevano le armi che avrebbero permesso di dare l’assalto all’interno del Bataclan. I militari non hanno potuto cedergli le armi, perché questo è vietato. Ma tutto questo è stato motivo di grande stupore per noi”.

Giuliano Lebelli

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