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Roma, 9 set – La Polonia non intende subire inerte la prevista ondata di immigrati provenienti da un Afghanistan in subbuglio per il ritorno al potere dei Talebani. Solo nell’ultimo mese sono stati registrati oltre 3.500 tentativi di attraversamento illegale del confine orientale con la Bielorussia.



Stato di emergenza e barriera protettiva, la Polonia blinda il suo confine

Così nei giorni scorsi il presidente Duda ha approvato la richiesta del governo, guidato dal ‘sovranista’ Mateusz Morawiecki, di introdurre lo stato d’emergenza in una la zona che comprende 183 città e 185 km di confine. Il comando passa quindi all’esercito, oltre 2.000 i soldati impiegati, con conseguente divieto di ingresso per gli esterni, giornalisti inclusi, e coprifuoco serale. E’ la prima volta che accade dal 1981.

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Sono inoltre già partiti i lavori per la costruzione di una barriera di recinzione, sul modello di quanto fatto nel 2015 dall’Ungheria per sigillare il confine con la Serbia. Sarà alta 2,5 metri e lunga 200 km. Sull’esempio di Varsavia, anche la Lituania annuncia la costruzione di un muro lungo tutti i 500 km di confine con la Bielorussia che sarà completata entro settembre 2022.

Nonostante le lamentele dell’opposizione di sinistra – “una barriera per difenderci da chi? Dalla povera gente che cerca solo un posto su questa terra?”, dice ex-presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk – secondo i sondaggi l’86% dei polacchi approva le misure prese dal governo.

Immigrati come ‘arma ibrida’, Lukashenko segue l’esempio di Erdogan

Sullo sfondo della crisi migratoria la politica ostile della Ue nei confronti di Minsk. In seguito al mancato riconoscimento del risultato delle elezioni presidenziali 2020 e le conseguenti sanzioni, il presidente Lukashenko ha deciso di imitare Erdogan nell’utilizzo degli immigrati come arma geopolitica: “Ho sempre fermato per conto vostro i migranti e la droga, ora pensateci voi”. Togliendo l’obbligo di visto per entrare in Bielorussia da Afghanistan, Iraq e Siria in decine di migliaia si sono riversati ai confini europei. “Non sono rifugiati, sono migranti economici portati lì dal governo bielorusso”, accusa il viceministro degli esteri polacco Marcin Przydacz.

Il comitato di frontiera bielorusso sottolinea un interessante paradosso: “Perché alcune persone vengono soccorse anche al largo delle coste africane, portate e accolte nel territorio dell’Ue, mentre altre, provenienti dalle stesse regioni, vengono respinte con la forza al confine?”. Già. Forse perché a Varsavia non sono ‘fessi’ come a Roma.

Lorenzo Berti

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2 Commenti

  1. E’ tutto molto sospetto, quanto cavolo c’ entrano davvero gli emigranti? Arrivano da dove, dalla Ucraina via Turchia? O dalla Russia? Oppure volano? Al che tutta ‘sta sceneggiata serve a poco…

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