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Roma, 14 gen – E’ stato ucciso a coltellate Pawel Adamowicz, sindaco di Danzica dal 1998 per ben sei mandati consecutivi e simbolo della tolleranza e del mondo arcobaleno, vicino alla comunità Lgbt e proveniente dal vecchio sindacalismo comunista. Il 27enne Stefan W., in possesso di un pass della stampa, ha approfittato di un concerto di solidarietà e beneficenza per salire sul palco con un megafono, spiegando di essere stato arrestato e torturato ingiustamente all’epoca del governo della Piattaforma Civica, partito di cui Pawel Adamowicz aveva fatto parte.

Dopo la denuncia, l’aggressione all’arma bianca. Il sindaco era un oppositore politico del governo populista guidato da Andrzej Duda, “alleato” di Matteo Salvini nel fronte sovranista. Adamowicz era inoltre noto per le sue posizioni a favore delle porte aperte: “Danzica è un porto, deve sempre essere un rifugio per chi arriva dal mare”, disse invitando gli immigrati a venire nella sua città.

Eppure una grande maggioranza della Polonia non la pensa così, basti pensare alla marcia nazionalista che ogni anno vede sfilare per le strade di Varsavia centinaia di migliaia di persone, additate da buona parte dei media come xenofobe, neofasciste, ultra nazionaliste e violente. Poco importa se in nessuna edizione della ormai famosa marcia ci siano stati disordini o incidenti. Ancora meno importa che il Presidente della Repubblica, insieme agli altri organi dello Stato, abbia marciato insieme ai cittadini per ribadire la loro sacrosanta voglia di sovranità.

Chiara Del Fiacco

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