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Roma, 15 set — La tenevano incatenata ad un muro, rasata, truccata e adornata con gioielli per farla rassomigliare il più possibile a una femmina umana. E intanto un intero villaggio abusava sessualmente di lei, a pagamento, giorno dopo giorno. Stiamo parlando di Pony, femmina di orango di 17 anni, ridotta in schiavitù sessuale dopo essere stata sottratta alla madre in giovane età e costretta a vivere in un bordello nel Borneo, in Indonesia. Lì riceveva le malatissime attenzioni degli operai di una vicina fabbrica produttrice di olio di palma. Che, smontato il turno, tra tante prelibatezze locali, decidevano di sfogare la propria passione su di lei: Pony l’orango. 



È la storia straziante riportata da Sun Online nel 2018. Oggi Pony ha 21 anni. Salvata dalla Borneo Orangutan Survival Foundation, vive in uno dei loro centri di riabilitazione. Ma il suo passato traumatico, racconta oggi la sua soccorritrice al Sun, continua ad avere strascichi deleteri sulla qualità della vita dell’animale, che tutt’oggi non è capace di condurre un’esistenza autonoma nella natura. 

Pony l’orango prigioniera del bordello

L’amore è cieco e i gusti sono gusti, ok, ma qui si parla di crudeltà sugli animali, commesse da decine di umani: a tutte le ore del giorno, per anni e anni. E doveva proprio saperci fare la povera Pony — o avere un magnetismo particolare, chissà — se per salvarla dalle condizioni atroci in cui era costretta a vivere, si sono dovuti presentare 35 poliziotti armati alle porte della casa di tolleranza. Sì perché gli abitanti del villaggio non ne volevano assolutamente sapere di restituire la libertà all’orango. «Sono stati minacciati con pistole e coltelli» hanno raccontato i volontari al Sun. La proprietaria del bordello «ha pianto amaramente quando Pony è stata portata via». Chissà se per un moto d’affetto o per il pensiero di tutti quei guadagni andati in fumo.

Condizioni terribili

Al momento del soccorso, oltre al trauma psicologico, Pony era in condizioni fisiche orribili. La sua pelle era infetta e non riusciva a smettere di grattarsi. «Ho incontrato Pony poco dopo che è stata salvata» dice la volontaria Michelle Desilets, ex insegnante. «La sua resilienza è incredibile. Nonostante il trauma, ha mantenuto una dignità e un senso dell’umorismo. Aveva la personalità migliore e ha imparato a fidarsi molto rapidamente, nonostante quello che aveva passato».

«È stato orribile. Era una schiava del sesso – era grottesco. Era ricoperta di ascessi e le hanno messo il trucco e gli orecchini. Deve aver sofferto così tanto. È stato orribile pensare a quanto doveva essere terrorizzata. Forse nella mia ingenuità non avevo mai pensato che fosse umanamente possibile fare una cosa simile a un animale».

Cristina Gauri

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