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austria hofer van der bellenVienna, 23 mag – Il ballottaggio per le elezioni presidenziali in Austria è presto diventato un thriller: un testa a testa mozzafiato che ha tenuto sospesi tutti gli europei. A contendersi la carica ci sono da una parte il giovane Norbert Hofer, candidato della Fpö, il partito sovranista (o “populista di destra”, come ripete la stampa germanofona), e dall’altra l’anziano Alexander van der Bellen, ex presidente dei Verdi, che si è presentato come indipendente. A spuntarla è stato alla fine quest’ultimo, con una maggioranza risicatissima (ancora adesso si sta contando voto per voto). A essere decisivi sono stati i cosiddetti “voti per corrispondenza”, ossia di cittadini impossibilitati a esprimere la loro preferenza direttamente alle urne, sia perché ad esempio disabili o perché residenti all’estero. Nonostante la sconfitta di misura, la Fpö esce da questa tornata elettorale comunque rafforzata.



Da queste elezioni emergono alcuni dati di notevole importanza, su cui è necessario riflettere. 1) L’Austria è un paese “spaccato”: dopo anni di “grandi coalizioni”, ammucchiate moderate e apatia democratica, si è assistito a una politicizzazione delle masse elettorali. 2) L’affluenza alle urne è molto cresciuta rispetto alle elezioni presidenziali del 2010, allorché si era toccato un picco negativo allarmante, il quale sanciva in maniera incontrovertibile la rassegnazione di gran parte dell’elettorato nei confronti della cosiddetta “politica tradizionale”. Oggi, al contrario, si può parlare di una “ri-politicizzazione” della vita pubblica. 3) I partiti anch’essi “tradizionali”, ossia i cosiddetti “partiti di massa” (popolari e socialdemocratici), sono allo stremo delle forze, totalizzando insieme un misero 20% dei voti. Questo vuol dire che l’elettorato è stufo dei “minestroni moderati” che cianciano di tutto e non risolvono nulla. La crisi è seria e il popolo austriaco ha cercato i suoi rappresentanti all’infuori dell’establishment.

Un ulteriore elemento che ha caratterizzato queste elezioni è il seguente: la Fpö ha monopolizzato la scena e ha dettato l’agenda politica. Abbiamo così assistito all’inseguimento e al tentativo di recupero da parte di popolari e socialdemocratici sui temi della sicurezza e della chiusura delle frontiere. Una patente di debolezza evidente che è costata cara ai partiti della grande coalizione. Inoltre, quasi la metà dell’elettorato di van der Bellen (il 48%) ha dichiarato di aver votato l’ex presidente dei Verdi solo per scongiurare una vittoria della Fpö, e solo il 29% sostiene di aver appoggiato convintamente il candidato presidente. Ciò vuol dire che queste elezioni hanno assunto anche le fattezze di un referendum pro o contro la Fpö, che ha così polarizzato gli schieramenti.

Elezioni_Austria
L’immagine mostra la mappa delle preferenze per Hofer (blu) e van der Bellen (verde). [Foto: APA/HELMUT FOHRINGER, AP/Ronald Zak]
L’Austria, peraltro, si scopre un paese spaccato anche sotto altri punti di vista: gli uomini hanno votato in maggioranza per Hofer, le donne invece per van der Bellen; i lavoratori sono con il candidato sovranista, mentre la popolazione colta è tendenzialmente per il candidato ambientalista; le province e le regioni, cioè l’Austria “profonda”, è per Hofer, mentre i grandi centri urbani hanno preferito van der Bellen (in particolare la capitale Vienna). È quindi forte l’impressione che questa “spaccatura” non sia tanto orizzontale (destra e sinistra) quanto piuttosto verticale (alto e basso).

Tra l’altro è anche interessante analizzare il motivo della scelta dei candidati: i sostenitori di van der Bellen ritengono che questi sia meglio in grado “di rappresentare l’Austria all’estero”, mentre gli elettori di Hofer pensano che il politico sovranista sia l’uomo adatto “per risolvere i problemi del paese”. Insomma, tradotto in parole povere: la popolazione “cosmopolita” ha preferito van der Bellen, mentre gli “identitari” hanno virato decisamente su Hofer. Osservate da questa prospettiva, le elezioni austriache potrebbero effettivamente essere una fotografia del futuro prossimo dell’Europa, con le nazioni del nostro continente che si avviano a scindersi in due poli antagonisti e sempre più distinti: da una parte i mondialisti, colti e benpensanti, che si ergono a baluardo dei valori universalistici contro la montante “onda nera”, e dall’altra i sovranisti, sostenuti dalle forze popolari, le quali pensano che identità e confini non siano affatto delle “merci” da poter scambiare nel grande mercato della globalizzazione livellatrice ed etnocida.

Valerio Benedetti

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11 Commenti

  1. La crescita della destra è inarrestabile, cambieremo le cose in Europa. Siamo i migliori e il destino è con noi.

  2. Il vento cambia? in realtà non ne sono tanto convinto…
    Austria: il candidato dell’FPO (identitario, sovranista, quel ch nazionalista) fa una gran bella figura che gli vale…tante pacche sulle spalle e un secondo posto, che in politica come nello sport vuol dre poco e nulla.
    Francia: brava, bravissima Marine Le Pen; bella e brava la piccola Marion. Ma poi alla fine della fiera il “fronte democratico” si ricompatta sempre.
    In Spagna non mi sembra che ci siano alternative ai soliti noti o ai…di podemos.
    Il voto identitario scozzese non è riuscito a raggiungere lo scopo di liberare la Scozia.
    In GB vediamo che succederà il 23 giugno, ma se tanto mi da tanto Brexit rimarrà solamente un orribile crasi irrealizzata.
    Da noi non parliamone neanche, il vento di protesta è catalizzato da ciarlatani e imbonitori (peralto con poche e ben confuse idee politiche che nulla hanno a che fare con noi), siamo costretti a sorridere (io per primo, beninteso) per un 6% in Trentino, poi magari a Roma e Milano staremo ben sotto.
    Insomma, tutta questa crescita a che serve? a che serve arrivare al 3%,al 10%, al 49% se poi alla fine il resto del mondo si coalizza? a dare un segnale? e chi pensate che lo colga? e come soprattutto? non credo proprio che ci interessi (a me senz’altro no) avere una patente di agibilità politica, mi interessa che le cose cambino.
    E non mi sembra che questi risultati lo consentano

    • Da un certo punto di vista, la sua riflessione è molto valida.

      A mio parere però, la situazione deve essere letta non letteralmente, ma “tra le righe”, considerando soprattutto il livello di eccezionale fluidità che sempre più caratterizza lo scenario politico e sociale di tutto il blocco occidentale, Usa compresi.

      Occorre valutare attentamente i fattori psicologici. Dalla lettura del presente articolo, si può comprendere abbastanza bene che in questa recentissima campagna elettorale austriaca, ad ostacolare il candidato sovranista (a vantaggio del “verde”) è stata una certa codardia di massa. Proprio così, codardia.

      Sì è votato van der Bellen come una specie di taumaturgo, nella speranza di riuscire ad esorcizzare tutti i mali, senza dover uscire allo scoperto, senza dover cambiare lo status quo, rimandando ancora una volta l’ epoca del coraggio e delle grandi decisioni.

      Il fatto è che l’ europa unita, storicamente ha già fallito, ed è al collasso.

  3. Ora i tromboni esulteranno giulivi “La speranza ha battuto la paura” in realtà ha vinto proprio la paura.
    La paura di osare troppo, di tirare fuori gli attributi, di apparire duri e severi. Questi sono i moderati, ovvero i néné, quelli che non si espongono mai , quelli che borbottano sui migranti ma poi non vogliono apparire “razzisti” per quieto vivere. Così a un candidato deciso preferiscono i rassicuranti professorini nella speranza che facciano un compromesso in base alle loro esigenze, salvaguardando la loro mitezza (o meglio la loro viltà!) mentre in realtà li prendono beatamente per i fondelli. Onore comunque a quella metà di austriaci che hanno avuto il coraggio di prendere una posizione netta.
    P.S.: Caro Luca, hai ragione, i secondi posti non servono a nulla, ma perlomeno c’è un segnale di vitalità. E’ che bisogna intervenire sulla mentalità e il paradigma corrente. E ‘questo, purtroppo non bastano solo le urne.

  4. bisogna anche sottolineare che hanno vinto i mondialismo con il voto per corrispondenza.
    i paladini della democrazia non accettano di essere sconfitti democraticamente e usano ogni mezzo (broglio) per non perdere.
    nel caso dovessero perdere rovesciano governi democraticamente eletti con golpe mascherati.
    oppure non rispettano il volere del popolo.

    non credo nella democrazia.

    • Questa non è Democrazia.

      Questa è una Dittatura di stampo Oligarchico. Ovvero il governo di pochi ricchissimi, su una massa sterminata di poverissimi: la peggior forma di governo che ci possa essere.

  5. Tralasciando il fatto che anch’io non credo molto ai ” conteggi” democratici, non sono però d’accordo sul paragone sport – politica.
    In politica a volte è meglio perdere di poco e costringere l’avversario a governare con un popolo diviso a metà e in tempi difficili incalzandolo da opposizione solida e sicura.
    Il futuro è di Hofer, non certo dell’oligarchia trotzkista .
    Il futuro è roseo, almeno in Austria.

  6. @ Anonimo: mi spiace tu non abbia colto il vero spirito del mio commento, tutt’altro che nichilista. Quello che provavo a dire, fose poco chiaramente, è che collezionare secondi posti non li tramuta in vittorie, e di questo non possiamo accontentarci. Perchè per cambiare le cose bisogna vincere.
    Però ci sono altri modi per operare: CP non vincerà le elezioni, ma nel suo “piccolo” a Roma le cose le sta cambiando davvero. Tutti possiamo contribuire (quante volte, anche su questo giornale, leggo “io non posso per l’età…” o altre sicocchezze simili: tutti possono contribuire, ognuno secondo le modalità che la vita gli consente), anche con il voto. Ma la strada del voto prevede un solo vincitore e per ora non siamo noi.
    @ Andre: il tuo ragionamento è, paradossalmente, corretto se lo guardiamo nell’ottica “democratica” che però io rifuggo. A me non interessa fare l’opposizione che deride i fallimenti altrui; a me interessano i risultati, e noi tutti siamo senz’altro in grado, diversamente dalla massa informe e codarda, di accettare i buoni risultati da chiunque essi vengano. In Austria si dovrà ora governare un popolo diviso a metà. Cosa significa questo? che probabilmente non si riusciranno a prendere misure efficienti, non si riusciranno a raddrizzare le storture (forse neanche si vuole, ma questo è un altro paio di maniche). Quello che (pre)vedo è un fallimento annunciato, e questo non può certo essere bene per il popolo austriaco.
    @ Paolo: l’Europa ha fallito è un’affermazione pesante. “Questa” Europa ha fallito, “questo” euro, “questi” ignobili burocrati. Ma l’Europa non può fallire, non è nel suo Destino nè nella sua Storia. Bisogna a mio parere scindere tra questa europa, che va picconata e distrutta, e la “Nuova Europa” (o “Antica”, se preferiamo), verso la quale tutti dobbiamo tendere.

  7. Farò la parte della Cassandra catastrofista, ma devo dirlo: la sconfitta è sonora, perchè in un ambiente de-militarizzato, de-virilizzato e democratico, le uniche guerre tollerate sono quelle 1)economiche e 2)demografiche: cercate di capire quel che intendo: alle sinistre e ai media schierati compattamente pro-immigrazione non occorre lavorare come ora per molto tempo: basta che tengano anestetizzata l’Europa ancora per una decina d’anni, e con questa denatalità e questa immigrazione, il semplice rapporto numerico sarà a loro favore. Quando una buona fetta della popolazione sarà figlia di immigrati, alcuni partiti saranno semplicemente condannati a NON VINCERE MAI PIU’ (per dire, provate a pensare cosa mai potrebbero combinare Hofer, o Le Pen, o CasaPound in un ambiente come quello di Chicago, dove il 43% dei cittadini è africano. E’ esattamente a questo che puntano determinate élites) L’esempio del sindaco di Londra è lampante.

  8. @Luca : non mi sono spiegato bene, come te rifuggo la logica democratica ma per il momento è in questa ottica che dobbiamo ragionare. La vittoria dimezzata dell’oligarchia non è sicuramente salutare per l’Austria ma probabilmente sarebbe stata anche difficile da gestire per Hofer, soprattutto con l’opinione pubblica europea faziosamente contraria.Se Hofer e il suo movimento si dimostreranno solidi al prossimo voto la vittoria sarà netta e da lí ripartirà l’Austria, senza dover fare i conti con una vittoria dimezzata e i conseguenti compromessi e democratiche timidezze.

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