primavere arabe manifRoma, 1 apr – Ad oggi, un consuntivo, assai sommario, delle cosiddette “primavere arabe” non può non essere del tutto lontano dalle attese all’epoca suscitate.

L’unico paese che sembra abbia meno tradito le aspettative, ossia la Tunisia, deve comunque confrontarsi con un terrorismo di matrice islamista da cui prima era immune. La transizione egiziana da Mubarak ad al-Sisi ha confermato la ancora non scalfita egemonia dell’esercito nella gestione del potere. Nel Bahrein la protesta è stata soffocata dall’intervento militare saudita e di altri paesi della penisola arabica. Su Libia, Siria e Yemen è inutile dilungarsi, essendo la loro situazione sotto gli occhi di tutti.

Non stupisce pertanto che la seconda edizione aggiornata (la prima edizione risaliva al 2008) di un testo di Massimo Campanini dal titolo I Sunniti. Dalle origini allo stato islamico, uscita recentemente per i tipi del Mulino, si allontani recisamente dai toni ben più apologetici usati dallo stesso studioso in altra occasione nei confronti delle rivolte arabe. Stavolta Campanini non esita ad ammettere a chiare lettere il “fallimento delle cosiddette primavere arabe” (p. 110). Non solo, perché è durissima anche la requisitoria contro l’irresponsabile interventismo occidentale. Scrive Campanini che “Al-Qa‛ida si è affermata in Iraq proprio nel vuoto provocato dalla caduta del regime [di Saddam Hussein], e ha prosperato alimentandosi dell’insofferenza degli iracheni per gli invasori a stelle e strisce, apportatori di morte e di caos” (p. 109). E aggiunge subito dopo: “è, mutatis mutandis, quanto è accaduto in Siria e in Libia dopo la crisi delle ‘primavere arabe’ del 2011-2012. Nel marasma della caduta di regimi pur dittatoriali hanno prosperato forze destabilizzatici che l’incertezza (o in qualche caso la connivenza) dei paesi euro-occidentali e dei loro, più o meno sinceri, alleati ha trasformato in un buco nero il cui fondo è difficile da discernere” (p. 109).

Mi sembra un’onesta presa d’atto della dura realtà dei fatti. Una rivincita della realtà, appunto. Ciò nonostante, in chiusura di queste brevissime annotazioni, mi sembra che anche in questo testo permanga, sottotraccia, una certa tendenza a minimizzare un aspetto di non poco conto della crisi che ha investito il mondo arabo-islamico. Alludo al conflitto ‘settario’ tra sciiti e sunniti, cui è dedicato l’ultimo paragrafo del testo, dove ad esempio manca ogni riferimento alla vera e propria guerra in corso nello Yemen tra i wahhabiti sauditi e gli Houthi sciiti, e non si trovano nemmeno accenni alle proteste (represse con la forza) nel Bahrein da parte della maggioritaria popolazione sciita contro la regnante dinastia sunnita. Per non dire dell’esecuzione in Arabia Saudita del leader religioso sciita al-Nimr. Che poi tutto questo s’inscriva anche nel più generale scontro geopolitico tra Arabia Saudita e Iran, avente per posta l’egemonia nel Golfo (e forse nell’intero Medio Oriente), credo sia pacifico.

Giovanni Damiano

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