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Roma, 22 dic – L’eccentrico Ceo di Tesla Elon Musk è finito sotto il fuoco incrociato della comunità Lgbt internazionale per avere espresso la propria opinione contro le persone che specificano i propri pronomi di genere nelle biografie social. 



La moda dei pronomi gender nelle bio

E’ infatti consuetudine che le persone affette da disforia di genere, più comunemente noti come transgender, o le persone non-binarie, cioè coloro che non si identificano strettamente o completamente al genere maschile o al genere femminile, indichino nelle biografie dei profili social il pronome (maschile, femminile, neutro, spesso anche inventato storpiando la propria lingua) con cui vogliono essere chiamati. Secondo la solita arcobalenata visione del mondo, chi volesse interloquire con loro avrebbe l’obbligo tassativo – pena l’essere additati come transfobici o qualche altro «infamante» aggettivo – di utilizzare detti pronomi. L’ultimo esempio è dato dall’attrice Ellen Page, (che ora si fa chiamare Elliot Page): annunciando al mondo di essere trans, ha precisato che i suoi pronomi sono diventati maschili, non più she/her ma he/him.

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Al codazzo dei disforici aggiungono poi i cosiddetti «alleati», cioè persone che pur essendo cisgender – in parole povere, persone che si identificano con il sesso indicato dal contenuto delle proprie mutande – hanno iniziato ad inserire i pronomi nelle proprie bio per supportare la causa Lgbt. O semplicemente per mania di protagonismo e narcisismo social.

Elon Musk non ci sta

Ebbene, il 49enne multimiliardario patron di Space Exploration Technologies Corporation, Tesla e Neuralink, nei giorni scorsi ha twittato: «Sostengo assolutamente le  persone trans, ma tutti questi pronomi sono un incubo estetico». Il tweet ha immediatamente polarizzato l’opinione pubblica. Da un lato gli utenti ormai esausti dalle pretese e dalle monopolizzazioni del carrozzone Lgbt, dall’altro il carrozzone Lgbt stesso, che all’apice della furia ha messo sulla graticola il miliardario. Elon Musk si è subito difeso precisando che la sua Tesla ha segnato, per il quarto anno consecutivo, il 100% sul piano dell’uguaglianza LGBTQ, «rendendo l’inclusione Lgbtq una parte importante della cultura aziendale».

L’altro precedente

Non era la prima volta che Musk si pronunciava contro questa pratica. All’inizio dell’estate aveva twittato «i pronomi fanno schifo», prendendosi l’imbeccata della moglie, l’ancora più eccentrica cantante Grimes, che si identifica come neutrale rispetto al genere e ha stabilito che il figlio nato dalla loro coppia sarà gender fluid. In quell’occasione aveva scritto: «Ti amo ma per favore spegni il telefono. Non posso sostenere l’odio. Per favore, smettila. So che questo non è quello che ti dice il tuo cuore». Per amore di pace coniugale Musk aveva cancellato il tweet. Fino all’altro ieri…

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. È sempre divertente far incazzare tutto il baraccone del politicamente corretto, ma questo è lo scemo che ha chiamato il figlio con un codice alfanumerico gender fluid (qualsiasi cosa voglia dire) impossibile da pronunciare . Tendo a preferire i pronomi a ‘sto punto.

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