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Berlino, 28 set – Le recenti elezioni tedesche non riguardano la sola Germania, ma impatteranno sull’intera scena internazionale. Il motivo? Il nuovo governo che si insedierà a Berlino porterà probabilmente a un riposizionamento dei tedeschi sullo scacchiere geopolitico globale. Esclusa una riedizione della «grande coalizione» (Unione e Spd), infatti, il nuovo esecutivo dovrebbe sconfessare la politica merkeliana di avvicinamento della Germania alla Cina. Una liaison, questa tra l’Aquila e il Dragone, che non era affatto piaciuta al padrone americano.  



Luna di miele finita tra Cina e Germania?

Per la formazione del governo post-Merkel – che comunque non vedrà la luce prima di Natale – attualmente le ipotesi sul tavolo sono due: una coalizione «semaforo» (Spd, verdi e liberali), oppure la coalizione «Giamaica» (Unione, verdi, liberali). In un caso come nell’altro, ci dovrebbero quindi essere sia i verdi (Grüne) sia i liberali (Fdp). Ossia due forze convintamente anti-cinesi. Il partito ecologista è ostile a Pechino per una questione ideologica: accusa la Cina di fregarsene dell’ambiente e dei diritti umani. I liberali, invece, temono il Dragone per una questione economica: gli accordi sino-tedeschi, anziché far espandere l’industria teutonica, hanno aumentato la pressione cinese sui gioielli di casa (Francesco Galietti ricorda giustamente sulla Verità di oggi il caso Kuka, azienda tedesca leader nella produzione di robot industriali, acquistata a fine 2016 dalla cinese Midea).

Usa e Regno Unito godono

Insomma, dato che nel prossimo governo verdi e liberali peseranno per il 50% della coalizione, è evidente che la Germania non potrà più permettersi le aperture alla Cina volute dalla Merkel e dagli ex alleati socialdemocratici. E, in questo senso, non possono che sorridere Londra e Washington, che da anni spingono per un contenimento dell’espansione del Dragone.  

Intendiamoci: la politica estera di Berlino non è mai scaturita da un grande disegno strategico. Essendo una nazione eminentemente economicista e bottegaia (come l’Italia, del resto), la Germania della Merkel ha accelerato per un avvicinamento alla Cina al solo fine di trovare un ulteriore sbocco al suo export mastodontico (esploso in particolare grazie alla moneta unica). E adesso, sempre per una questione puramente economica, Berlino potrebbe sganciarsi da Pechino per dileguare i (fondati) timori dell’industria tedesca. In soldoni, non ci saranno «grandi giochi» dietro al possibile – anzi probabile – riposizionamento della Germania. Sarà tutta una questione di vil denaro.

Valerio Benedetti   



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