FM19012015-figura1Roma, 19 gen – Dall’Africa sub-sahariana del Niger e del Senegal al lontano oriente delle Filippine, dai confinanti Pakistan e India, al Maghreb in Mauritania, Algeria, Tunisia, Egitto, al medio oriente in Turchia, Giordania, Qatar, Libano, Territori Palestinesi, e ancora Afghanistan, Sudan e Somalia, per finire con le repubbliche caucasiche di Inguscezia e Cecenia, negli ultimi tre giorni il mondo musulmano è stato scosso da diffuse manifestazioni, talvolta imponenti, di protesta contro quelle che sono considerate reiterate provocazioni dell’occidente cristiano contro il sentimento profondo dell’Islam, culminate nella ripubblicazione delle vignette di Charlie Hebdo.

La rappresentazione esplicita del Profeta Maometto, infatti, è considerata blasfema e fortemente offensiva per la fede musulmana, tanto più la sua caricatura satirica. L’ondata di proteste che ha investito una parte non marginale del miliardo e mezzo di musulmani del mondo si è tuttavia caratterizzata per una spaccatura trasversale nelle modalità e nelle stesse rivendicazioni dei manifestanti.

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Immagini dalle manifestazioni in Niger

In Niger è esplosa una violenza incontrollabile che ha portato a feroci scontri con le forze dell’ordine, all’incendio di almeno sette chiese cristiane e almeno 10 vittime, all’esaltazione dei terroristi responsabili delle recenti stragi in Francia; tutto questo, nel quadro di una pericolosissima contiguità territoriale e ideale con il movimento estremista Boko Haram, dichiaratosi fedele al Califfato dell’Isis e che controlla il nord della Nigeria estendendo le proprie azioni terroristiche ai vicini Ciad e Camerun.

In Pakistan, manifestazioni si sono svolte in diverse città del paese, da Islamabad a Peshawar; sull’onda dell’appello lanciato dai partiti islamici, migliaia di persone sono scese in piazza e le proteste sono sfociate in scontri con la polizia particolarmente duri a Karachi dove la folla si è radunata davanti al consolato francese. Un fotografo dell’agenzia di stampa francese Afp è rimasto gravemente ferito dopo essere stato colpito da un proiettile a un polmone, ma la dinamica dell’incidente non è chiara mentre manifestanti e polizia si accusano a vicenda. Scontri con la polizia anche in Senegal e Mauritania.

Stesso leit motiv ma di tutt’altro tenore le manifestazioni tenute nei Territori Palestinesi, dove centinaia di persone hanno sfilato pacificamente nella Spianata delle Moschee, con striscioni recanti la scritta “l’islam è una religione di pace“, mentre in Iraq, dove tenere manifestazioni di massa è sconsigliato o impossibile per ovvie ragioni, il primo ministro Haidar al Abadi ha condannato la pubblicazione delle nuove vignette su Maometto su Charlie Hebdo, dichiarando che “Tali insulti diretti contro figure sacre non devono essere considerati come esercizio della libertà personale, perché la libertà non deve significare offendere gli altri, o ridicolizzare le loro credenze… Condanniamo con forza il terrorismo e l’aggressione, come abbiamo fatto con quanto è successo in Francia, perché abbiamo sofferto più di chiunque altro a causa del terrorismo mentre combattiamo i gruppi terroristi che non hanno assolutamente alcun legame con l’Islam».

Le manifestazioni più imponenti sono state però quelle pacifiche anche se ferme nella condanna delle provocazioni anti-Islam.

Nella repubblica russa di Inguscezia, nel nord del Caucaso, circa 15mila persone hanno manifestato con il sostegno del locale presidente Junus-bek Jevrukov il quale, in una nota, ha sottolineato che iniziative come quelle del settimanale satirico francese evidenziano “un estremismo di Stato da parte di molti Paesi occidentali che, invece di condannare con decisione mosse così deleterie, cercano di mettere le une contro le altre persone di religione e di nazionalità differenti”.

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Immagini dalla manifestazione a Grozny, Cecenia

La singola iniziativa di gran lunga più imponente è stata però quella che ha portato il 19 gennaio tra 500mila e un milione di persone a manifestare a Grozny, capitale della Cecenia, alla presenza e con il sostegno sia del carismatico presidente Ramzan Kadyrov, sul quale si è scritto recentemente su queste colonne, sia della stessa chiesa cristiana ortodossa russa, in una ferma condanna delle provocazioni che, a loro dire, offendono il sentimento profondo dei musulmani ma col netto rifiuto della violenza come vendetta per la pubblicazione delle vignette; “Giù le mani dal nostro amato Profeta” e “L’Europa ci ha solo unito” sono stati tra gli slogan più frequenti.

Lo stesso Kadyrov ha dichiarato all’agenzia russa Itar-Tass che “La violenza non è una soluzione. Non è il nostro metodo di lotta contro questa immoralità. Noi dobbiamo mostrare la nostra unità e l’amore per il Profeta. Questa è la migliore risposta ”, aggiungendo tuttavia di considerare “nemici personali” singole organizzazioni e personaggi, come la radio Eco di Mosca, notoriamente filo-occidentale, e l’ex oligarca russo Mikhail Khodorkovsky, liberato l’anno scorso da Putin dopo una lunga detenzione per accuse di frode fiscale legate alla proprietà del gigante petrolifero Yukos, che in nome della libertà di stampa hanno recentemente invitato alla ripubblicazione anche in Russia delle vignette incriminate.

Il quadro tracciato, pur senza consentire di estrapolare conclusioni generali, delinea e conferma un’immagine tutt’altro che monolitica della galassia musulmana e, se proprio si vuol tentare un’interpretazione, la violenza del risentimento verso l’Occidente appare tanto più forte quanto più profondo è stato ed è il coinvolgimento – non richiesto – degli stati occidentali nelle scelte politiche, sociali ed economiche.

Al contrario, laddove le ampie maggioranze musulmane hanno preso in mano il proprio destino, come – con immense difficoltà – i Territori Palestinesi e – in seguito a ferocissime guerre – in Cecenia, lo spirito unitario e di riconciliazione ha nettamente prevalso sebbene sullo sfondo di una ferma condanna alle provocazioni blasfeme.

Francesco Meneguzzo

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