Roma, 25 mag – Il “muro” del protezionismo eretto dagli Stati Uniti per contrastare la guerra economica con la Cina si è rinforzato. E per fermare gli acquirenti stranieri, il Dipartimento della Difesa statunitense non fa più affidamento esclusivamente sul Cfius (Committee on Foreign Investment in the United States).

Investimenti nazionali

Ellen Lord, sottosegretario alla Difesa e direttrice delle acquisizioni al Pentagono, ha annunciato il 10 maggio la creazione del programma Trusted Capital Marketplace (TCM) una piattaforma di investimento pubblico-privata finalizzata a spingere i fondi statunitensi a iniettare denaro in società sensibili per la difesa e la sicurezza nazionale. Un sito web, che verrà lanciato a luglio, fungerà da punto di collegamento tra investitori e società in cerca di capitali.


Ciò consentirà di concedere sovvenzioni a terzi, sostenendo investimenti di capitale a piccole e medie imprese che lavorano per la sicurezza nazionale. Non vi è dubbio, ha sottolineato la Lord, che la Cina stia cercando sempre più di cancellare i progressi americani nella R&S, sfruttando e manipolando strumenti economici come la tecnologia fondamentale per la  sicurezza nazionale. Basti pensare al tentativo del fondo di investimento cinese Canyon Bridge di acquistare il produttore di semiconduttori Lattice nel 2017. A tale proposito, il CFIUS e il presidente Trump sono intervenuti per impedire la perdita di questa tecnologia molto delicata per la salvaguardia della sicurezza nazionale. Tuttavia, il CFIUS non offre un’alternativa finanziaria alle aziende piccole, come le start-up, che non sono sotto il suo controllo. Il programma TCM offrirebbe a queste società un’alternativa finanziaria.

Protezionismo e interessi strategici

Questa postura difensiva non è isolata. Infatti le voci stanno aumentando in Europa a favore di un fondo sovrano europeo, sulla scia del Fondo europeo di difesa e questo nonostante il nuovo meccanismo di monitoraggio degli investimenti stranieri convalidato dal Parlamento europeo. Ciò non deve destare alcuna sorpresa dal momento che i dispositivi di controllo non sono applicati, come dimostra l’intervento sul suolo europeo delle autorità statunitensi per bloccare l’acquisto dell’EDP portoghese da parte della cinese Three Gorges. Non a caso l’OCSE ha sottolineato un maggiore interesse da parte degli Stati a riprendere il controllo di partecipazioni sensibili: in Francia con la riforma della “golden share” e il fondo DefInvest, in Finlandia attraverso un diritto di prelazione e soprattutto in Germania.

La guerra economica sta dimostrando ancora una volta non solo il ruolo rilevante dello stato per tutelare gli interessi nazionali ma sta dimostrando la necessità di un approccio neocolbertista all’economia.

Giuseppe Gagliano

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