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Londra, 15 gen – I cittadini del Regno Unito si preparano al conto alla rovescia in vista della Brexit e lo fanno come se dovessero fronteggiare l’apocalisse nucleare: una vera e propria corsa alle provviste, con supermercati presi d’assalto e gruppi organizzati metodicamente su Facebook. Migliaia e migliaia di sudditi di Sua Maestà, infatti, temono che quando Londra uscirà dalla Ue in un attimo ci saranno scaffali vuoti, difficoltà nel reperire i medicinali, penuria di generi alimentari e razionamenti di cibo per sfamare gli orfani dell’Ue.

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Gente comune proveniente da tutti gli strati sociali – dall’operaio al manager – aziende grandi e piccole, tutti sono in preda al panico: soprattutto dopo la diffusione della notizia che dal 29 marzo i prezzi di alcuni alimenti potrebbero lievitare, dal momento che i beni di importazione saranno bloccati alle dogane se Theresa May fallirà nell’aggiungere un accordo con l’EU riguardo alla dipartita della Gran Bretagna dall’Unione.

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Si è diffusa quindi online una lista – che giornali come il Sun definiscono “ridicola” – in cui viene spiegato ai cittadini cosa acquistare, in quale quantità e come stivare nelle cantine e nella dispensa i prodotti. Il nome dell’elenco è “The Hamster List”, la lista del criceto, nome derivato dall’abitudine dei suddetti roditori di riempirsi le guance di cibo per trasportarlo e stivarlo nella tana. Come, a quanto pare, stanno facendo migliaia di inglesi. Questo l’elenco di quel che si dovrebbe mettere da parte, visto che il Regno Unito mediamente importa il 40% del cibo: prugne secche, e frutta comunque essiccata, noodles, fiocchi di avena, mais, lievito, farina, funghi secchi, pomodori essiccati, formaggio, latte a lunga conservazione, salsa di pomodoro, olive e soprattutto ogni genere di verdura a lunga conservazione. Perché, a detta di chi è preda dalla psicosi da carestia, dopo la Brexit di insalate e ortaggi freschi non ci sarà nemmeno l’ombra. Alcuni gruppi Facebook di madri preoccupate si stanno addirittura organizzando per l’acquisto di stock di semenze al fine di iniziare coltivazioni in proprio.

Per contrastare e minimizzare il fenomeno gli esponenti del governo usano toni ironici e un po’ sprezzanti, mossa che non ci sembra granché furba. Ma nel frattempo Downing Street lavora ai piani di emergenza e sostiene che «ci sono abbastanza scorte per superare i disagi». Alcune misure sono state già messe in cantiere per evitare l’assalto a supermarket e farmacie. Verranno utilizzati traghetti per portare cibo e farmaci e non si escludono ponti aerei atti a recapitare medicine per ogni necessità. Oggi è atteso il voto a Westminster sulla proposta di uscita dalla Ue. May avrebbe 197 voti sui 318 necessari e il sì all’accordo sembra molto difficile. Ieri la premier ha fatto un triplo appello, parlando prima a Stoke-on-Trent, quindi a Westminster e poi riunendo i parlamentari Tory. Sostenete questo deal, «dategli una seconda occhiata», altrimenti «rischiate di non avere la Brexit».

Cristina Gauri

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