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Parigi, 29 mar – In Francia stanno facendo molto discutere le dichiarazioni di Audrey Pulvar, candidata del Partito socialista alle elezioni regionali che si terranno oltralpe il prossimo giugno. La giornalista, originaria della Martinica, è stata sollecitata su un tema molto caldo in terra francese: le cosiddette «riunioni non miste», ossia eventi a cui sono ammessi solo i neri (o comunque immigrati) e a cui i bianchi non possono partecipare. Durante una trasmissione di Bfm Tv, andata in onda sabato scorso, alla Pulvar è stato cioè chiesto se fosse possibile permettere a un bianco di assistere a queste controverse riunioni: «Se un bianco si presenta, non c’è motivo di escluderlo, però gli si può chiedere di stare zitto, di essere uno spettatore silenzioso», ha dichiarato la candidata socialista francese.



Audrey Pulvar e le «riunioni non miste»

Tutto è nato dalla decisione dell’Unef, la più grande associazione studentesca francese, di permettere l’organizzazione di queste «riunioni non miste», che sono state accusate di razzismo e segregazionismo. Decisione che Audrey Pulvar, la quale è anche vicesindaco di Parigi, ha di fatto avallato: «Che delle persone discriminate per le stesse ragioni e nella stessa maniera sentano la necessità di riunirsi tra loro per discuterne, ecco, non mi sciocca profondamente», ha affermato la candidata del Partito socialista in Ile-de-France. «Se poi capita che a questi eventi si presenti un uomo bianco o una donna bianca – ha aggiunto – non c’è motivo per escluderlo o escluderla. In compenso, gli o le si può chiedere di stare zitto o zitta, di essere uno spettatore silenzioso o una spettatrice silenziosa», ha concluso la Pulvar nella sua contorta grammatica «inclusiva» e sessualmente corretta.

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Le reazioni della politica francese

Le dichiarazioni della socialista francese hanno però scatenato un vespaio di polemiche. La presidente della regione Ile-de-France, Valérie Pécresse, è stata molto dura: «Io credo nell’indivisibilità della Repubblica e nell’unità della nazione. Nella mia regione nessun abitante dovrebbe essere discriminato per il colore della sua pelle. Non esiste un razzismo “accettabile”! Io resterò sempre un baluardo contro coloro che tentano di spaccare il nostro Paese», ha scritto la governatrice su Twitter. Altrettanto dura è stata Marine Le Pen, che ha esortato la Procura della Repubblica a incriminare la Pulvar per discriminazione razziale. «È questa sinistra, che sguazza nell’islamo-gauchismo e nell’odio per i bianchi, che aspira a governare la prima regione francese?», si è poi chiesto Jordan Bardella, candidato all’Ile-de-France per il Rassemblement national.

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Il problema dell’«indigenismo»

Insomma, tutto fa pensare che il tema delle «riunioni non miste» continuerà a incendiare i dibattiti per ancora molto tempo. In terra di Francia, del resto, vige un assimilazionismo di matrice giacobina che mal si concilia con il multiculturalismo e le mode antirazziste d’oltreoceano: secondo la dottrina della nazionalità transalpina, infatti, chiunque può potenzialmente diventare cittadino francese, a patto però che aderisca anima e corpo ai valori repubblicani. Al contrario, tutto il discorso sull’identity politics (cioè sui diritti «identitari» delle minoranze), il quale mette a rischio l’unità culturale della nazione, viene di fatto derubricato a «comunitarismo» o «indigenismo». Grande è la confusione sotto il cielo stellato dei diritti, l’ultimo tabù di un Occidente prossimo al suo definitivo tramonto.

Valerio Benedetti

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5 Commenti

  1. Sta troia transalpina (?) demmerda le riunioni le può fare si ma solo allo zoo coi suoi simili o come schiava nei campi di cotone

  2. Senza contare che in Francia si sono inseriti successivamente pure molti immigrati bianchi che danno lavoro, chiamandoli, solo ai loro connazionali. Cominciano a stare tutti un po’ strettini e la tavola è quella che è! Pronta a saltare.

  3. non vedo alcun problema a tali riunioni a condizione che ci sia reprocità. A tutti quelli che gridono la loro disapprovazione chiedo come mai non insorgono con la stessa sollecitudine per la libertà d’espressione quando questa riguarda le tesi revisionistiche. Purtroppo il comunitarismo é l”unica soluzione per salvare la nostra identità

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