Roma, 15 apr – L’incrociatore russo Moskva è stato affondato al largo di Odessa, città ucraina affacciata sul mar Nero. Era una delle navi da guerra più potenti della Marina russa che certo non vanta molta fortuna nei mari già dai tempi dello Zar. Inizialmente il ministero della Difesa di Putin ha confermato la notizia, ma quando il governatore ucraino della regione di Odessa ha parlato di incrociatore non solo attaccato ma anche “affondato”, da Mosca hanno ritrattato sostenendo che il danneggiamento fosse causato dalle munizioni che trasportava.

Il Moskva in Sardegna

Al netto della propaganda è certo che l’incrociatore ha visto tempi migliori. Nel 2003 infatti fu protagonista indiscussa dell’estate sarda, quando Putin fu ospite per qualche giorno a Villa Certosa, storica residenza estiva di Silvio Berlusconi a Porto Rotondo. Nonostante l’ormai ex-premier si sia detto profondamente deluso di Putin, ai tempi i due erano come il gatto e la volpe. Era agosto quando il presidente russo atterrò nell’Isola all’aeroporto Costa Smeralda di Olbia. A precederlo arrivarono due navi da guerra: l’incrociatore Moskva e il cacciatorpediniere Smetlivj. Un assetto bellico per il quale Berlusconi dovette chiedere l’autorizzazione alla Nato: non fu contento il presidente francese Jacques Chirac e nemmeno George Bush jr che nel 2003 guidava ancora gli Stati Uniti ed era impegnato nell’invasione dell’Iraq. Il Moskva e il Smetlivj gettarono l’ancora nelle acque dell’arcipelago della Maddalena, proprio in “casa” della Us Navy che dovette addirittura far allontanare la Emory Land, la gigantesca nave officina che nella base americana di Santo Stefano forniva assistenza logistica e tattica ai sottomarini atomici classe Los Angeles degli Stati Uniti. Come si suol dire, tira più un pelo di Silvio che la marina militare statunitense.

L’estate sarda di Putin

Krasivyy, ochen krasivyy!“. “Bello, bellissimo!” Aveva esclamato Vladimor Joseph Mazorin, l’ammiraglio della flotta russa (l’ultimo ufficiale di marina ad aver ricevuto tale incarico) non appena scorse il granito dell’arcipelago maddalenino. Mazorin rimase estasiato nel vedere le sculture di pietra scolpite dal vento. È stato lui il primo militare delle forze non alleate a trovarsi a poche centinaia di metri dall’inviolabile base statunitense di Santo Stefano, spina nel fianco e deterrente mediterraneo anti russo per tutta la durata della Guerra Fredda. Un’estate che costò più di un incidente diplomatico all’Italia, in primis con gli Stati Uniti, in secundis con la Francia che vide sfilare ad un passo delle sue acque territoriali le navi russe.

Travolti da un insolito destino

Nell’azzurro mare d’agosto Berlusconi fu protagonista di una distensione, almeno “apparente”, delle tensioni militari tra i due blocchi. Un clima di gentilezza e rispetto che seppur torrido portò le due navi russe a spegnere i radar e i sistemi di disturbo elettronico in dotazione. Non si fermarono ovviamente i reciproci controlli fatti di satelliti e stuoli di spie dell’ex KGB sul suolo sardo, ma non risultano incidenti. L’approdo del Moskva e dello Smetlivj è un evento storico rimasto sinora unico e in base ai recentissimi sviluppi destinato a rimanere tale: infatti dalla rivoluzione d’ottobre nessuna nave militare russa ha mai avuto accesso a basi della Nato. Una base poi come quella della Maddalena che risulta essere un vero e proprio Sancta Sanctorum del patto atlantico: l’area militare più importante del Mediterraneo è ancora oggi è blindatissima, con 27 ettari di recinzione e sorveglianza armata 24 ore su 24. Una base che dal 1972 e per oltre trent’anni è stata ad esclusivo appannaggio della Marina militare americana si vide travolta da un insolito agosto a Villa Certosa.

Sergio Filacchioni

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