
“Se loro vogliono andremo alla guerra“, ha detto il viceministro senza mezzi termini condannando le “spericolate” manovre americane. “La Corea ha un potente deterrente nucleare e certamente non resterà con le mani in mano di fronte ad un attacco preventivo da parte americana. Trump provoca con il suo linguaggio aggressivo, non è la Repubblica Democratica di Corea a cercare guai, ma gli Stati Uniti. Siamo preparati e faremo fronte a qualsiasi attacco arrivi dagli Stati Uniti. Non terremo le braccia incrociate”. A sostanziare l’ipotesi apocalittica anche la preoccupazione di Pechino, con il ministro degli Esteri Wang Yi che lancia l’allarme: “La guerra può scoppiare in qualsiasi momento. Il dialogo è la sola via di uscita”. Le dichiarazioni di ieri di Doanl Trump però, vanno nella direzione opposta: “La Corea del Nord è un problema, un problema di cui ci occuperemo”, ha ribadito il presidente Usa.
Sempre fonti degli 007 americani confermano che gli Usa hanno posizionato due caccia in grado di lanciare missili Tomahawk contro la Corea del Nord, uno di questi si trova a sole 300 miglia dal sito dei test nucleari di Pyongyang. Qualche giorno fa gli Stati Uniti hanno inviato una squadra navale d’attacco guidata dalla portaerei Carl Vinson, con 6 cacciatorpediniere e un incrociatore, senza considerare i bombardieri posizionati nella base aerea di Guam. Anche lo sgancio del Moab ieri in Afghanistan sembra un messaggio rivolto soprattutto a Pyongyang.
Davide Romano