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“Reazione di Israele sproporzionata”: se n’è accorto perfino Tajani

by Michele Iozzino
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Tajani

Roma, 13 feb – Mentre le forse armate israeliane preparano l’attacco a Rafah, perfino il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è reso conto che, per usare un eufemismo, Israele abbia esagerato e parla di “reazione sproporzionata”. Una costatazione che sembra, però, tardiva e fin troppo timida.

Le parole di Tajani

Intervenendo a Ping pong, trasmissione in onda su Radio 1, Tajani ha commentato così la situazione a Gaza: “A questo punto la reazione di Israele è sproporzionata, ci sono troppe vittime che non hanno nulla a che fare con Hamas”. Insomma, una presa d’atto di quello che è ormai sotto gli occhi di tutti. Il ministro ha anche affermato di ritenere giusto “spingere Israele verso la prudenza”. Nonostante questo, ribadisce la propria vicinanza a Israele tanto da definire Hamas “le nuove SS, la nuova Gestapo, ma forse anche peggio”. Nel computo totale, per Tajani i civili israeliani uccisi durante l’attacco del 7 ottobre sembrano valere di più rispetto a quelli palestinesi massacrati sotto i bombardamenti in questi mesi di guerra. Quasi a garantire una preminenza e, per così dire, una giustificazione morale dei primi rispetto ai secondi.

La polemica di Sanremo

Tajani è intervenuto anche sulle polemiche che sono seguite al Festival di Sanremo, con gli appelli per un cessate il fuoco e per lo stop al genocidio lanciati sul palco da Dargen D’Amico e Ghali a cui erano seguite le ire dell’ambasciatore israeliano e comunicato di scuse da parte dell’amministratore delegato Rai Roberto Sergio, letto poi in diretta televisiva da Mara Venier. Il segretario di Forza Italia ha ritenuto che “sia stato riportato l’equilibrio con l’intervento di Venier. Non credo che ci sia genocidio, certo Israele sbaglia perché sta provocando troppe vittime civili. Bisogna puntare alla liberazione degli ostaggi e far sì che cessi la violenza degli attacchi israeliani”. Come fatto dalla Rai, anche Tajani è corso ai ripari sentendo la parola “genocidio”, nonostante la Corte internazionale di giustizia dell’Aja non abbia escluso che le azioni di Israele contro i palestinesi possano rientrare nella definizione di genocidio.

Il caso Albanese

Passando da una polemica all’altra, Tajani ha anche parlato della funzionaria italiana dell’Onu Francesca Albanese a cui Israele a negato l’accesso perché aveva dichiarato a Le monde: “Le vittime del 7 ottobre non sono state uccise a causa del loro giudaismo ma in risposta all’oppressione di Israele”. Parole a cui il vice premier ha risposto così: “Non condivido una parola di quello che dice Albanese. L’attacco di Hamas non è stato un attacco militare, ma una caccia all’ebreo, un’azione che ha avuto risvolti incomprensibili, disumani, la profanazione di cadaveri, cose mai viste in nessuna guerra”. Per poi ribadire, “Israele è stata vittima di un attacco bestiale. Quello di Hamas non è stato un attacco militare, ma una vera e propria carneficina. Abbiamo visto nei video cose tremende”. Un approccio, questo, che vuole far passare, nonostante tutto, Israele semplicemente come vittima.

Michele Iozzino

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