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Washington, 26 mar – Una crisi decennale terminata, dopo oltre due secoli di attività, con la richiesta di accedere al Chapter 11, la norma della legge fallimentare americana che disciplina l’amministrazione straordinaria delle aziende in insolvenza. Rischia di chiudersi così la storia della Remington, celebre azienda statunitense produttrice di armi e munizioni.
Fondata da Eliphalet Remington nel 1816 ad Ilion, nello stato di New York, l’azienda divenne famosa in tutto il mondo a partire dalla grande guerra, quando i suoi fucili entrarono in dotazione agli eserciti della triplice alleanza. Dopo il conflitto, con la crisi del ’29 la Remington entrò nella sua prima stagione di difficoltà, risolta con l’acquisto da parte del gruppo DuPont e, soprattutto, delle commesse ottenute durante la seconda guerra mondiale da parte dell’esercito americano.
Già attiva in diversi settori oltre a quello delle armi, è a partire dagli anni ’50 che la società espanse il proprio business anche nel ramo degli utensili. L’attività principale rimase comunque la produzione dei fucili ad uso sia civile che militare, tutt’ora in forza alle polizie e agli eserciti di pressoché tutto il mondo.
Le difficoltà per la Remington iniziano con il nuovo millennio e, nel 2007, finisce nelle mani del fondo d’investimento Cerberus (noto “fondo avvoltoio” e già responsabile del crac di Chrysler). Una debole ripresa si registra nel 2009, quando con l’elezione di Barack Obama molti cittadini andarono a fare scorta di armi e munizioni in previsione di una possibile stretta sul loro commercio. Paradossalmente, le vere e serie difficoltà per l’azienda cominciano proprio con l’elezione del suo successore – e indubbiamente di tutt’altra sensibilità sul tema – Donald Trump: scampato il pericolo del bando alla libera vendita, i conti tornano a soffrire. Fino al tracollo: subissata dall’impossibilità di onorare quasi un miliardo di dollari di debiti, la Remington si trova costretta a ricorrere al cosiddetto Chapter 11, che prevede il tentativo di ristrutturazione dell’attività nell’ottica di un risanamento della stessa. Il termine della procedura è fissato al prossimo 3 maggio, data dopo la quale i creditori (con i quali è stato raggiunto un accordo in febbraio) subentreranno all’attuale proprietà.



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