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Roma, 30 gen – Con tutto il rispetto per il principe bin Salman, non ci pare che il regno dei Saud sia in procinto di divenire la culla di un nuovo Rinascimento, a differenza di ciò che ha dichiarato a Riad il senatore Matteo Renzi, volato in Arabia Saudita per una serie di conferenza, giustamente pagate, che lo vedono protagonista assieme ad altre figure del posto. Niente di meno del principe. A volte, nella vita, basta poco per essere invitati ad andare nell’altra parte del mondo a spiegare come gira la terra. Perdere un referendum costituzionale, impedire nuove elezioni e forgiare un nuovo partito nel fuoco della battaglia di uno zero virgola ed è fatta. A Riad con furore.



Almeno risparmiateci i pipponi sui diritti

Pecunia non olet, su questo siamo tutti d’accordo. Ci chiediamo se non faccia ridere che il paladino dei diritti civili, quello delle civilissime unioni civili, quello che combatte i pieni poteri a Salvini vada a tessere le lodi di una monarchia teocratica dove i diritti fondamentali delle persone non si ha la minima idea di cosa siano. D’altronde agli europeisti de’ noantri tutto è concesso. Loro sognano una grande chiesa che parte da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa. La loro bontà d’animo gli permette di svolazzare per il mondo fermandosi ad incassare lauti cachet pagati da alcuni tra i peggiori paesi al mondo. Business is business, nessuno lo nega.

Almeno che d’ora in avanti il Renzi dell’Arabia Saudita ci risparmi i pipponi sui valori e sulla democrazia, sulla libertà e sui diritti bellissimi che lui vorrebbe regalare a pioggia a tutte le minoranze del mondo. Andasse a chiedere all’amico principe saudita come vengono trattate da quelle parti le suddette minoranze, omosessuali in primis, o le appartenenti al gentil sesso che qui in Italia furoreggiano sotto le bandiere Metoo e altre sigle del femminismo oltranzista che vorrebbero ridurre l’uomo bianco all’indiziato speciale per il sol fatto di possedere un pene. Dall’amico principe è grassa se le signore possono recarsi allo stadio. Guai a mostrare un’unghia smaltata o una chioma fresca di parrucchiere. I Weinstein, da quelle parti del mondo, non se la passano malaccio. Diciamo che non hanno granché da temere se gli vien voglia di agguantare una signorina e utilizzarla per togliersi qualche voglia.

E le femministe mute

Vaglielo a spiegare ai giudici islamici il femminismo della Boldrini o della Bellanova, quella che se la prese tanto per delle battute sul suo vestito alla presentazione del nuovo governo e che venne difesa a spada tratta dal senatore di Rignano. Uno statista degno di questa etichetta dovrebbe proporre all’amico principe una bella kermesse. Magari su “donne e diritti”, con una sfumatura sull’identità di genere che l’altro portento, Sleepy Joe Biden, ha evidenziato nominando viceministro della Salute un transessuale. Scommettiamo che Matteo Renzi si renderà protagonista di una nuova Pratica di Mare tra il viceministro trans e il ministro della Salute di Riad, per una nuova alba risorgimentale dove i generi sessuali possano scomparire lasciando spazio alla libertà coranica che trova sfogo in quel paradiso terrestre chiamato Arabia Saudita.

Jamal Kashoggi potrebbe esser stato ucciso nell’ambasciata turca con il pieno appoggio del principe bin Salman, così dicono le cronache. Esattamente come Alexey Navalny potrebbe esser stato avvelenato dal governo russo perché ritenuto scomodo. Chissà se qualcuno riuscirà mai a dipanare questi misteri. Eppure col ribelle russo ci stanno facendo una testa così. Tanto che sul vaccino prodotto dalla Russia hanno tutti sputato fin quando non è emerso che le nostre case case farmaceutiche non riusciranno a produrre tutte le dosi garantite. Il prode principe, invece, sorride gaudioso di fronte alla visita di Renzi in Arabia Saudita. Senza che alcun moto d’orgoglio democratico, anzi dem, imponga al nostro di chieder conto delle malefatte che il mondo attribuisce alla monarchia saudita.

Renzi in Arabia Saudita a reggere il moccolo ad una teocrazia

E che dire dello stracciamento di vesti successivo ai disordini di Capitol Hill, dove le vittime si sono contate tra i manifestanti e dove il condottiero del colpo di stato era un mitomane vestito come un pagliaccio. Grande levata di scudi da parte di Renzi in difesa della bella democrazia. Salvo poi planare alla velocità della luce dall’altra parte del mondo per reggere il moccolo ad un vero e proprio regime dispotico.

Ciliegina sulla torta. Il ministro Di Maio ha bloccato la fornitura d’armamenti da parte dell’Italia ai Saud, perché a detta sua tali armi vengono usate in Yemen. Stranamente, Di Maio e i grillini hanno atteso questo momento per intervenire e porre fine alla fornitura di ordigni. La puzza di ripicca si sente anche col naso tappato. Alla prossima visita di Renzi in Arabia Saudita, spiegherà all’amico principe che in Italia c’è gente che voleva aprire il Parlamento come una scatola di tonno.

Lorenzo Zuppini

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