giovani reportage SudafricaJohannesburg, 5 ott – Atterro nel capoluogo della provincia del Gauteng intorno alle 21 di sera. Il buio a queste latitudini è impenetrabile ed avvolgente. A 1700 metri di altitudine l’aria è fresca e pungente.

Poco fuori dall’ingresso principale dell’aereoporto internazionale OR Tambo, intitolato al predecessore di Mandela alla guida dell’African National Congress, raggiungo i “car rental”. Qui conosco Nicki, così si fa chiamare un ragazzo di 22 anni proveniente dallo Zimbawe che lavora per un noto autonoleggio.

Sei italiano? Io seguo il calcio. Mi piace tantissimo Gennaro Gattuso”. Gli spiego che “ringhio” è diventato “coach”, ma con scarso successo. “Sono venuto in Sudafrica per trovare lavoro, in Zimbawe non ci sono opportunità”.

Un residente: “Vivere in Sudafrica è pericoloso”

Nicki mi dà l’idea, però, che in Sudafrica, nonostante abbia un posto di lavoro dignitoso, non si trovi benissimo: “Vivere qui è troppo pericoloso. I giovani sudafricani di Johannesburg vanno in giro armati: prima ti sparano e poi frugano nelle tasche. Ci sono pistole ovunque, se sbagli strada sei finito.

Sa bene, Nicki, che i turisti, per di più bianchi, sono un facile obbiettivo e quindi inizia a darmi qualche utile consiglio: “Quando guidi per Johannesburg non fermarti mai. Nemmeno al rosso. Quando in lontananza vedi un semaforo rosso rallenta, ma non devi mai fermare l’auto e poi guida veloce, guida veloce”. Drive fast, drive fast” – continua a ripetere sorridente – “in Sudafrica si usa così”.

Johannesburg è una delle città più pericolose al mondo, con uno dei tassi più alti di omicidi. Solo nel 2015, da gennaio ad agosto, sono stati uccisi ben 16 poliziotti. Dato che riflette tutta la gravità del problema sicurezza. La città è immensa. Si estende in orizzontale per decine e decine di chilometri.reportage 1 Township (baraccopoli) e piccole roccaforti residenziali si alternano da est a ovest. Il traffico, tuttavia, non è particolarmente intenso. Una buona parte della popolazione di colore non possiede un mezzo proprio e si sposta a piedi, lavorando spesso a pochi chilometri da casa.

Quartieri blindati

I quartieri residenziali sono dei fortini: sono sorte, infatti, in tutta la città delle enclavi, per lo più omogenee sotto il profilo etnico-razziale. Le case sono inserite all’interno di villaggi fortificati e presidiati da uomini armati. Ovunque ci sono fili spinati, telecamere e ragazzotti in divisa con fucili d’assalto e giubbotti anti-proiettile.

Girare di notte è rischiosissimo. I banchi di Johannesburg ed i neri benestanti, quando la sera vanno in visita ad amici o parenti, usano darsi dei tassativi appuntamenti telefonici lungo il tragitto e poi, una volta giunti a casa, è d’obbligo, dal telefono fisso, avvisare gli amici di essere arrivati sani e salvi.

Immigrazione e conflitti sociali

Il problema sicurezza è inoltre aggravato dall’immigrazione di massa che il Sudafrica subisce da alcuni degli stati vicini, Zimbawe e Mozambico. I problemi sono minori con i cittadini che lasciano il regno del terrore di Mugabe in quanto si integrano più facilmente. Più complesso, invece il problema con i cittadini proveniente dall’ex colonia portoghese. L’estensione dei confini terrestri rende pressoché impossibile presidiare le frontiere con il Mozambico. A centinaia varcano i confini della vecchia colonia portoghese per tentar fortuna in Sudafrica, creando moltissimo malumore.

Mentre il partito di governo, di sinistra di matrice massimalista, si è sempre – per motivi ideologici – rifiutato di regolamentare i flussi, il malumore nel paese cresce ed esplode in radi violenti. Nell’aprile del 2015 sono stati uccisi 74 stranieri. Per lo più cittadini dello Zimbawe, Malawi e Mozambico. A Durban, capitale del Regno Zulù, dimostranti hanno assaltato i negozi, trascinato fuori i proprietari stranieri, che poi sono stati arsi vivi.  A Johannesburg, invece, gli stranieri sono stati uccisi a colpi di machete.

Federico Depetris

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