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pentagono-usa-09012015Washington, 20 gen – Il Pentagono ha recentemente annunciato di voler ridurre notevolmente la sua presenza militare in Europa chiudendo 15 basi e ritirando almeno 2500 unità. Questa decisione non è dovuta ad un ritrovato spirito sovranista europeo ancora ben distante, ma ad una oculata decisione statunitense di natura prevalentemente economica.

Le mutate condizioni geopolitiche, che vedono un Pacifico sempre più caldo a causa delle mire espansionistiche cinesi ed al ritrovato vigore del Giappone, insieme alla sempre più incombente carenza di fondi, hanno spinto Washington a rivalutare la propria presenza sul territorio europeo forte, presumibilmente. Di diversi decenni di “addomesticamento”.

Il piano, che sarà presentato al congresso il prossimo anno fiscale, verrà progressivamente attuato tra il 2018 ed il 2021 consentendo un risparmio di 500 milioni di dollari l’anno.

In aggiunta, se si pensa che il pentagono ha deciso di ridurre di oltre il 20 per cento i fondi destinati alla guerra che scende da 64 miliardi a 51. Secondo quanto riferito da Bloomberg, se questo piano dovesse essere approvato, con i soli 584 miliardi, questo sarà il budget più basso sostenuti dagli Stati Uniti dopo l’undici settembre.

L’impatto maggiore si vedrà in Inghilterra dove, al netto di dismissioni e rischieramenti, vi saranno 2000 soldati in meno. Nella base RAF di Mildenhall, sede del 100th Air Refueling Wing (100 ARW) che conta diverse autocisterne e velivoli per operazioni speciali, ci sarà una riduzione di 3200 unità che però verranno reintegrate di 1200 quando, nella base di Lakenheath, verranno schierate due squadriglie di F-35 al posto degli attuali F-15 attualmente presenti.

21est1-camp-darbyIn aggiunta si prevedono 500 militari in meno in Portogallo, nella base aerea di Lajes sita presso le isole Azzorre e per l’Italia dove l’immensa base di Camp Darby di Livorno subirà grosse riduzioni di personale e strutture. In controtendenza la base di Aviano dove verranno stanziati 300 unità provenienti dalla base di Spangdahlem in Germania.

E’ bene notare come, contrariamente a quanto pensato all’inizio, nessun taglio ha riguardato le basi presenti sul suolo americano soprattutto in seguito ad una levata di scudi di diversi membri del congresso decisamente contrari a perdere queste “fonti di ricchezza” nei propri stati.

Al lordo dei tagli sopracitati, Washington mantiene 67.000 militari americani in Europa dei quali 40.800 sono in Germania, 10.700 in Italia e 8.700 in Gran Bretagna. E’ evidente che può facilmente permettersi una riduzione della sua presenza (che rimane comunque considerevole) per potenziare le sue posizioni nell’area del Pacifico.

Nonostante la considerevole riduzione i numeri sono purtroppo per noi inimmaginabili. Per avere un facile riscontro della differenza basta consultare il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa per il triennio 2014 – 2016 presentato dal Ministro Pinotti al Parlamento. Ma il numero è irraggiungibile anche sommando tutti i principali Stati dell’UE. Basti pensare che, secondo una classifica dei dati IISS del 2013 pubblicata sul Sole24 Ore l’Italia era al 13 posto.

Poi ci si chiede, talvolta erroneamente, perché il nostro apparato di difesa “non è all’altezza”?

Cesare Dragandana

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