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soft powerRoma, 13 set – “Espressione coniata negli anni Novanta del 20° sec. dallo scienziato politico statunitense Joseph Nye per definire l’abilità nella creazione del consenso attraverso la persuasione e non la coercizione. Il potenziale d’attrazione di una nazione, infatti, non è rappresentato esclusivamente dalla sua forza economica e militare, ma si alimenta attraverso la diffusione della propria cultura e dei valori storici fondativi di riferimento”. Così l’enciclopedia online Treccani definisce il termine Soft Power.

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La Federazione Russa dopo il collasso dell’Unione Sovietica piombò in una crisi interna ed esterna, infatti il paese che era il faro dei movimenti di stampo socialista di tutto il globo si trasformò in pochi anni in una nazione distrutta nel morale e nello stato sociale, divorata dalla finanza capitalista nelle personalità degli oligarchi saliti al potere attraverso la “terapia shock” di privatizzazione e liberalizzazioni attuata da Boris Eltsin. Pensiamo ora alla Russia di oggi ed in particolare al suo Presidente Vladimir Putin: iniziamo dal soprannome attribuito a quest’ultimo “Lo Zar”, ossia l’appellativo utilizzato per definire i sovrani dell’Impero Russo dal 1561 alla sua caduta nel 1917. Da qui si capisce subito quale sia l’opinione internazionale della Federazione Russa ossia quella di un Impero con a capo un uomo forte, quasi mistificato, che è proprio Vladimir Putin.

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Lo Zar Putin, salito al potere de facto nel 1999, ha saputo colmare la crisi russa attraverso il reinserimento dei valori tradizionali russi presovietici, quali la Chiesa Ortodossa, la figura della Russia Imperiale e dalla figura proprio dello ‘Zar’, senza però commettere l’errore di cancellare o dimenticare l’esperienza Sovietica. Questa mossa ha contribuito pesantemente alla popolarità di Putin sia all’interno del paese che all’estero. Per il consenso interno basta pensare al fatto che sono ormai 17 anni che Putin è il leader del paese più o meno direttamente, mentre per la popolarità estera del Presidente Russo ci si può affidare al fatto che quest’ultimo è diventato l’esempio da seguire della stragrande maggioranza dei partiti identitari/antisistema europei o al fatto che lo Zar sia stato eletto uomo dell’anno nel 2007 da parte della rivista “Time”. Un altro esempio di quello che è il Soft Power russo è la portata della copertura che i media russi hanno raggiunto nel mondo. In particolare possiamo portare due esempi del progetto mediatico russo per combattere l’egemonia mediatica angloamericana e l’unipolarismo e allo stesso tempo ampliare la propria influenza, ossia: Russia Today e Sputnik.

Russia Today, un progetto che va avanti ormai da 10 anni, è un canale televisivo russo costola dell’agenzia di stampa statale RIA Novosti. In questo progetto il Cremlino ha stanziato più di 300 milioni di dollari, creando così un network televisivo secondo solo alla BBC. R.T. è infatti trasmesso in maniera digitale in tutto il mondo in 4 lingue (inglese, spagnolo, arabo e tedesco). Mentre Sputnik, che in russo significa satellite, è un progetto se possibile ancora più ambizioso, anch’esso collegato direttamente a RIA Novosti. Quest’ultimo infatti è un sistema composto da canali radio, siti web e varie agenzie di informazione trasmesso in tutto il mondo. L’obbiettivo di Sputnik è propriamente quello di diventare una vera e propria alternativa al sistema di informazione occidentale che oggi spadroneggia nel mondo.

Questo intricato sistema di strategie ha portato la Russia a diventare un polo di attrazione per tutti quegli individui, nazioni o aziende con l’intenzione di uscire dall’orbita statunitense. La Russia ha quindi trasformato il suo Soft Power nella sua più grande arma di ricatto. Sebbene la Federazione Russa abbia comunque un grosso peso specifico militare, come mostrato nella Crisi Siriana, si può tranquillamente affermare che la più grande arma di Putin ad oggi sia l’influenza che la sua nazione è tornata ad avere sul mondo.

Pietro Ciapponi

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