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Pil PadoanRoma, 13 set – Doveva superare abbondantemente l’1%, si fermerà invece ad uno striminzito, l’ennesimo, zerovirgola. Ad ammetterlo è Pier Carlo Padoan: “L’economia italiana sta crescendo non così velocemente come vorremmo. Le previsioni di crescita saranno riviste al ribasso anche nei dati che il governo sta per rilasciare nell’aggiornamento al Def”, ha ammesso il ministro dell’Economia, non potendo negare l’evidenza di una stagnazione ormai conclamata.



Solo un anno fa i numeri in circolazione erano decisamente, forse troppo, ottimisti: +1,6% per il Pil 2016 che invece é destinato a chiudersi, nella migliore delle ipotesi, attorno alla metà. Certo non siamo in recessione, ma il clamoroso mancato obiettivo non aiuta la salute delle finanze pubbliche. Le quali fanno affidamento sulla ricchezza (cioè il Prodotto interno lordo) prodotta: maggiore é l’errore di stima, più risicati saranno i margini di manovra. Non é un caso che, via via che durante l’anno si correggeva al ribasso il Pil, le promesse di ridurre le tasse e sforbiciare imposte di vario tipo andavano diradandosi. Fino alla confessione dello stesso Padoan: in questa finanziaria niente taglio dell’Irpef, rinviato all’anno nuovo. Quando, cioè, un probabile ulteriore scostamento dalle previsioni costringerà all’ennesima correzione in corsa. Correzione fatta di tagli alla spesa per mantenere quel minimo di promesse, ma così facendo andando ad incidere su quel Pil del quale la spesa pubblica é parte integrante: tagliando quest’ultima voce – é aritmetica – anche la prima cala.

Ammesso, poi, che il sistema bancario tenga. Perché anche qui il discorso é identico: senza nuova ricchezza, senza domanda e senza investimenti come fanno le aziende a toccare quella crescita necessaria per rispettare le scadenze creditizie? Domanda retorica, per rispondere alla quale non bastano i reiterati e sempre più inefficaci provvedimenti di ricapitalizzazione degli istituti.

Filippo Burla



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