Roma, 16 gen – Mentre in Italia l’attenzione dei media e di tutta l’opinione pubblica è monopolizzata dal Covid, una vera tempesta geopolitica sta per abbattersi sull’Europa. Non si tratta di profezie alla Nostradamus ma di una semplice osservazione degli eventi in corso. Con l’arrivo dei Democratici alla Casa Bianca l’aggressività americana nei confronti della Russia è andata in costante crescendo. Dai toni diplomatici sempre più pesanti, all’aumento delle provocazioni militari ucraine in Donbass fino ai (falliti) tentativi di ‘rivoluzioni colorate’ in Bielorussia e Kazakhistan. Una vera e propria seconda Guerra Fredda. Di fronte ad un livello di tensione così alto per evitare il rischio di un conflitto aperto dalle conseguenze devastanti i vertici delle due superpotenze hanno avviato una fitta agenda di confronti ai massimi livelli. Il 7 Dicembre si è tenuta una videoconferenza tra i due presidenti Putin e Biden, seguita poi da una telefonata il 30 dello stesso mese. Per dare un seguito a questo tentativo di dialogo ad inizio anno ci sono stati tre incontri bilaterali tra Russia e Usa, Nato e Osce.

Russia vs Usa: i motivi dello scontro frontale

La proposta del Cremlino era quella di giungere ad un accordo condiviso basato su specifiche garanzie reciproche per evitare che vengano superate rispettive ‘linee rosse’ ritenute vitali per la sicurezza nazionale. Nello specifico Mosca chiedeva a Washington di escludere l’allargamento della Nato a Ucraina e Georgia abbandonando le attività militari ed il dispiegamento di armi nei paesi ex-sovietici. Gli Stati Uniti sembrano, almeno ufficialmente, non essersi dimostrati disponibili a fare alcuna concessione e così i negoziati sono apparentemente falliti. Le richieste americane di allontanare le truppe russe dal confine con l’Ucraina sono state viste dal Cremlino più come una provocazione che come una reale volontà di dialogo, d’altronde nessuna nazione sovrana può farsi imporre da un’altra cosa fare all’interno dei propri confini.

La Russia si sente accerchiata da una Nato in espansione verso Est e dai tentativi di destabilizzazione dei Paesi vicini e sembra pertanto pronta a prendere adeguate contromisure. A tal proposito il ministro degli Esteri Sergei Lavrov è stato chiarissimo in una recente conferenza stampa: “La nostra pazienza è finita. Siamo stati molto pazienti. Sapete, vero, che da molto tempo ci tratteniamo? Ci tratteniamo da molto. E ora è tempo per noi di muoverci”. Aggiungendo anche: “Ci sono diverse centinaia di militari americani e britannici in Ucraina, la partecipazione di istruttori occidentali al conflitto in Donbass attraversa le nostre linee rosse e significherà uno scontro diretto tra il popolo russo e l’esercito della Nato”. Dichiarazioni estremamente dure ed esplicite, da prendere particolarmente sul serio considerato che difficilmente la moderna diplomazia russa utilizza la tattica di alzare i toni per bluffare.

Mosca non vuole la guerra, ma non sta a guardare

In Russia da tempo i media stanno preparando la popolazione a uno scontro con l’Occidente, presentato come inevitabile a causa dell’aggressività americana. Opinione condivisa dalla gran parte dell’opinione pubblica secondo un recente sondaggio in base al quale il 66% ritiene colpevole gli Usa e la Nato per la guerra in Ucraina e solo il 7% invece dà la colpa a Mosca e alle repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Il Cremlino non vuole la guerra, sa che ne uscirebbe economicamente a pezzi, ma non accetta nemmeno di farsi logorare in modo lento ma costante dalla guerra ibrida americana a base di sanzioni e ‘rivoluzioni colorate’. L’apparato militare è pronto sotto ogni aspetto e anni di sanzioni, oltre al legame sempre più forte con la Cina, hanno reso il paese sempre meno dipendente in termini economici e commerciali dall’Occidente.

Il problema del gas russo

Gli Usa non si fanno troppi problemi a sfidare la pazienza dell’orso russo, tanto sanno che anche in caso di reazione a pagarne il prezzo più alto non saranno loro ma l’Europa. Le conseguenze di una possibile escalation sarebbero infatti disastrose per il Vecchio Continente considerata la dipendenza energetica dal gas russo. Nel 2020 il 48% del gas importato dalla Ue proveniva da Mosca. Già adesso stiamo pagando caramente in termini di aumenti di prezzo il ritardo nella messa in funzione di North Stream II, immaginiamo che effetto catastrofico avrebbe un blocco delle forniture dalla Russia. L’annuncio del Dipartimento di Stato americano sull’avvio di trattative con alcune grandi compagnie energetiche per negoziare piani di emergenza dovrebbe preoccupare più che tranquillizzare l’Europa, visto che per pensare di rimpiazzare in brevi tempi il gas russo con quello proveniente da altri continenti è chiaramente un piano insensato buono solo a gettare fumo negli occhi dei sudditi europei. Non più solo l’Ucraina quindi ma l’Europa stessa sembra una pedina sacrificabile nel disperato tentativo americano di mantenere una leadership mondiale sempre più traballante.

Scenari imprevedibili. Occhio però alle date

Cosa succederà quindi? Impossibile prevederlo, anche se difficilmente si arriverà ad uno scontro militare diretto. Difficile che la Russia faccia la mossa più scontata, ovvero quella di un intervento armato in Ucraina, più probabile invece che metta in atto una serie di mosse strategiche come il riconoscimento delle repubbliche separatiste del Donbass o il dispiegamento di armamenti nucleari nell’America Centro-Meridionale.

Una data fondamentale per capire meglio i futuri scenari è quella del 3-4 febbraio. In quei giorni infatti sono previsti colloqui ai vertici tra Cina e Russia: il 3 febbraio si svolgerà un incontro tra i Ministri degli Esteri dei due paesi Sergei Lavrov e Wang Yi e il giorno successivo sarà la volta dei due presidenti Vladimir Putin e Xi Jinping. L’occasione ufficiale è l’inaugurazione dei Giochi Olimpici Invernali a Pechino ma lo sport non sarà al centro dell’agenda. Possibile una richiesta russa di sostegno economico e strategico nel caso di conflitto con l’Occidente in cambio di materie prime a buon prezzo e appoggio militare nell’Indo-Pacifico.

Così mentre ci troviamo sull’orlo della più grave crisi dal dopoguerra ad oggi, in Europa le preoccupazioni principali dei governanti sono vaccini e green pass. Una classe politica europea così irrilevante a livello internazionale da essere completamente snobbata dalla Russia nelle sue trattative. D’altronde che senso ha parlare con chi non ha nessuna autonomia decisionale?

Lorenzo Berti

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