sakrRoma, 26 set – “Noi vogliamo che questa gente rimanga nella sua terra, non vogliamo che i siriani vadano a chiedere l’elemosina alle porte dell’Europa, sia per la loro dignità, sia per la sicurezza degli altri stati”. A parlare è Hassan Sakr, responsabile per gli Affari esteri del Partito Nazionalista Sociale Siriano, la più grande formazione politica della Siria dopo il Baath, con più di 100.000 membri. Sakr interverrà oggi al convegno sul “Mediterraneo Solidale”, organizzato a Roma dalla onlus Solidarité Identités.

In Europa il suo partito è poco conosciuto. Può dirci qualcosa di più?

Il Partito Nazionalista Sociale Siriano è nato nel 1932 ed è un partito laico. È un partito che crede nell’unità del Levante, che è stato smembrato durante il colonialismo. È un partito democratico, che tiene elezioni ogni 4 anni. Abbiamo deputati in Siria, Giordania e Libano. Siamo presenti in Iraq ma la nostra scelta è di non interferire nella politica irachena. Siamo presenti in Palestina e partecipiamo alla resistenza palestinese. Abbiamo presentato molti decreti legge: sui matrimoni civili, sui partiti non confessionali, sulla legge elettorale proporzionale, sull’eguaglianza tra uomo e donna, sulla pensione garantita agli anziani. Non possiamo essere considerati né di destra né di sinistra. Siamo riformisti ma allo stesso tempo nazionalisti.

L’esistenza di più partiti in Siria è un elemento sconosciuto in Occidente. Quindi non si tratta della dittatura di un’autocrate…

Certamente il regime in Siria ha bisogno di riforme, ma la guerra scatenata contro di noi ha preso di mira ciò che c’è di buono, non ciò che c’è di cattivo nel nostro sistema. Ci fanno la guerra per la posizione della Siria sulla Palestina e per i nostri legami con l’Iran. L’obbiettivo è quello di trasformare la Siria da Stato laico in Stato confessionale. La Siria ha bisogno di più libertà e democrazia, ma tutto ciò arriverà tramite partiti come il nostro, non tramite la Fratellanza musulmana, Al Qaeda, l’Isis, che sono totalitari e globalisti. Loro fanno male alla Siria e non offrono nessun aiuto in questo senso. Ecco perché consideriamo lo Stato siriano attuale molto meglio di tutti queste alternative. Del resto anche il presidente siriano afferma di voler fare delle riforme.

Come giudica l’emergenza rifugiati che sta mettendo in crisi l’Europa?

Noi abbiamo avvertito dal primo giorno l’Occidente e gli Usa, poi anche l’Europa, che avevano fatto un grande peccato sostenendo il terrorismo. Noi vogliamo che questa gente rimanga nella sua terra, non vogliamo che i siriani vadano a chiedere l’elemosina alle porte dell’Europa, sia per la loro dignità, sia per la sicurezza degli altri stati. La loro immigrazione serve a svuotare la loro terra per piazzarvi i terroristi. Avete visto che in Germania hanno portato la bandiera dell’Isis, nelle manifestazioni. È un problema umanitario internazionale che potrebbe incidere sulla stabilità del mondo. L’Occidente deve rivedere la sua politica sul Medio Oriente.

Crede che l’intervento russo cambierà le sorti della guerra?

Sin dall’inizio, la posizione russa è stata un elemento importante. Tre veti russi hanno impedito all’Occidente di realizzare il suo obbiettivo di aggredire la Siria. Dall’inizio, la Russia aiuta lo stato siriano. Si è capito subito che l’Occidente non voleva le riforme, voleva solo far cadere lo Stato siriano. L’ultimo intervento è arrivato nel momento decisivo. Altra cosa importante è stata l’intesa sul nucleare iraniano, che ha favorito un movimento russo più libero. Oggi la Merkel, Hollande, la Spagna, la Finlandia dicono che non possiamo trovare soluzioni in Siria senza dialogare con la Russia. Se non ci fosse stata la posizione russa tutto ciò non sarebbe accaduto.

Adriano Scianca

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