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Misurata, 18 dic – Nel caos libico si aggiunge un altro importante fatto di sangue: l’assassinio del sindaco di Misurata Mohamed Eshtewi. Secondo quanto riporta il Libya Herald l’uomo è stato sequestrato mentre si recava dall’aeroporto verso casa, di ritorno da un viaggio a Istanbul. Con lui anche il fratello. Alcune ore dopo essere stato rapito il corpo di Esthewi è stato scaricato fuori da un ospedale, crivellato di colpi di pistola.



Ancora nessuno ha rivendicato il sequestro e l’uccisione del sindaco, anche se al vaglio ci sono numerose ipotesi. In primis si pensa siano state le milizie e i gruppi islamisti della città, visto che Eshtewi era un sostenitore del governo di al Serraj. Già alcuni mesi fa queste milizie lo avevano costretto a brevi dimissioni. Ma c’è anche chi ipotizza siano stati i fedelissimi di Gheddafi, i seguaci del generale Haftar, o l’Isis, poiché tutti trarrebbero vantaggi dall’eliminazione di Easthewi.

Chiunque sia il responsabile della morte del sindaco di Misurata, la tensione in Libia torna alta. L’omicidio è avvenuto nello stesso giorno in cui sono scaduti gli accordi di Skhirat firmati due anni fa per creare un governo di unità nazionale. Proprio ieri il generale Haftar ha tenuto un discorso in tv in cui ha affermato, riferendosi a detti accordi, che “Tutti gli organi politici nati da questa intesa perdono oggi di fatto la loro legittimità, entità peraltro già contestate da quando sono entrate in carica”.

Eshtewi era uno dei sostenitori degli accordi firmati nella città marocchina dai rappresentanti dei Parlamenti di Tripoli e Tobruk alla presenza dell’allora ministro degli Esteri italiano Paolo Genitloni. Haftar nel suo discorso ha anche aggiunto: “Stiamo entrando in una fase pericolosa che lascia presagire un graduale deterioramento di tutte le questioni sociali senza eccezioni, che potrebbe influire sulle parti regionali e internazionali e aprire le porte a ogni scenario”.

Anna Pedri

 

 

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