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Roma, 18 dic – A seguire i lavori della “Commissione Banche” viene in mente una vecchia barzelletta sovietica. Stalin ormai sul letto di morte chiama a se il successore Nikita Kruscev: “Prendi queste due lettere, quando sarà in pericolo il Partito apri la prima, quando sarà in pericolo la tua posizione personale apri la seconda”. Dopo qualche anno l’URSS precipita in una crisi istituzionale e Kruscev apre la prima lettera: “Date a me la colpa di tutto. E quindi si denunciano i crimini di Stalin e la crisi viene superata. Passa ancora qualche anno e la posizione di Kuscev come segretario del Partito viene messa in discussione dai suoi avversari, e apre la seconda lettera: “Scrivi due lettere…”.



Ecco, la posizione di Maria Elena Boschi sembra quella della prima lettera: “E’ colpa sua! Sapeva tutto lei… noi dormivamo in piedi”. A scatenare la nuova bufera sulla Boschi è stata l’audizione del Presidente della Consob, Giuseppe Vegas (COmmissione Nazionale per le SOcietà e la Borsa), che ha appunto il compito di regolamentare l’attività delle società quotate e la Borsa. E la “Commissione Banche” avrebbe proprio il compito di indagare sui dissesti finanziari delle banche e sul disastro per centinaia di migliaia di risparmiatori rimasti vittime di queste, quindi proprio materia di pertinenza e responsabilità di CONSOB e Banca d’Italia. Infatti la Commissione si chiama “Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario” e sembra diventata “Commissione Boschi”.

Lettera Consob
Documento Consob dove si autorizzano le banche ad omettere le informazioni

Due giorni fa al TG La7 Enrico Mentana ha mostrato un documento della Consob del 2011, già presente sul sito web di Report (vedi l’immagine)

 Dove al penultimo capoverso si legge:

– Ciò premesso, si rappresenta che, conformemente alle indicazioni fornite per le vie brevi dalla S.V. (Giuseppe Vegas, nda) al Responsabile della Divisione Studi Economici, fino a quando la commissione non avrà assunto le proprie determinazioni sugli esiti della citata consultazione, gli uffici, a prescindere da qualsiasi valutazione in merito all’opportunità, inviteranno gli emittenti (dei titoli tossici, nda) a non inserire le predette informazioni sugli scenari di probabilità nel prospetto e ne richiederanno l’eliminazione nel caso in cui il prospetto le dovesse comunque riportare per autonoma iniziativa del proponente.

Tradotto: la Consob dispone che nei prospetti informativi destinati ai potenziali acquirenti di titoli non sia indicato o addirittura venga eliminato il grado di “rischiosità” di perdere tutto o parte del capitale investito, e dei rendimenti futuri, calcolati secondo modalità probabilistiche (a dire secondo regole matematiche). E’ ovvio che un investitore tipico di quelli che abbiamo sentito in televisione, a leggere che aveva il 50/60% di probabilità di perdere tutto il capitale, non avrebbe investito su quei titoli.

 E questa è “Truffa” art. 640 C.P., (R.D. 19 ottobre 1930, n.1398) che recita:

Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a se o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione…. La chiarezza di Alfredo Rocco è esemplare.

Ma nel 2007 Consob non agiva in questo modo, come dimostra questa circolare. Comunicazione n. DEM/7105108 del 29-11-2007  

OGGETTO: Raccomandazione relativa alle modalità di rappresentazione grafica e di esposizione dei contenuti del capitolo ” Fattori di rischio” del prospetto informativo. Con la presente Raccomandazione si forniscono indicazioni sulle modalità di esposizione dei contenuti e di rappresentazione grafica del capitolo “Fattori di rischio” dei prospetti informativi.

La circolare a firma dell’allora Presidente, Lamberto Cardia, definisce con precisione le modalità di inserimento dei “Fattori di rischio” nei prospetti informativi, ma il suo successore Giuseppe Vegas (dal 15/12/2010) le elimina. E quindi l’eliminazione dei fattori di rischio è una “decisione”, non una omissione fortuita o dalla mancanza di precedenti disposizioni che esistevano sia dalla precedente gestione Consob sia dalle direttive Ue. Di cosa stiamo parlando? Ad esempio dei titoli emessi dalle SVC (Società Veicolo di Cartolarizzazione) che in base alla Legge 130/1999 (Governo D’Alema) possono emettere “Titoli Finanziari senza copertura iscritta a bilancio” in deroga agli art. dal 2410 al 2420 del Codice Civile e usarli per il pagamento delle cessioni di crediti NPL (Non Performing Loans, Crediti deteriorati) fatte dalle banche.

E di che cifre stiamo parlando? Ne prendiamo due a caso.

– Unicredit, 17,7 miliardi (17 luglio 2017)

– MPS, 28,6 miliardi (2 agosto 2017) 

Si tratta di somme colossali, titoli il cui valore dipende dal “recupero di crediti” già inesigibili in partenza che direttamente o con le solite alchimie finanziarie vengono venduti agli ignari risparmiatori, avendo cura di occultare la “rischiosità”. La Gabanelli lascia Report sei mesi dopo aver pubblicato il suo documento Consob dove chiede le dimissioni del Presidente. Ufficialmente si dimette. Non è necessario avere in simpatia Maria Elena Boschi per pensare che la “Commissione Boschi” in questo modo stia eludendo il vero nocciolo del problema, perché proprio non sembra che i dissesti bancari, i disastri dei risparmiatori e quelli per i contribuenti dipendano da lei.

E ci si domanda se sia possibile considerare “legale” che circa 470 società finanziarie (di cui 170 hanno sede a un unico indirizzo: Via Vittorio Alfieri 1, Conegliano Veneto) possano emettere titoli finanziari senza copertura (leggi “Cambiali false”) derogando (solo loro) al Codice Civile, per poi in un modo o nell’altro rifilarli ai risparmiatori. E’ tutta colpa di Maria Elena! Sapeva tutto lei! Noi dormivamo in piedi!

Luigi Di Stefano

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