Parigi, 20 mar – Il destino a volte è davvero beffardo, e se credessimo ad un disegno divino diremmo che “Dio non paga il sabato” ma in questo caso, dato il protagonista dell’ultima vicenda di cronaca, ci sta meglio un altro proverbio che recita “ride bene chi ride ultimo”. La notizia del giorno, infatti, è che l’ex presidente di Francia Nicolas Sarkozy è in stato di fermo e sotto interrogatorio per spiegare i presunti finanziamenti illeciti alla sua campagna presidenziale del 2007 provenienti dalla Libia di Gheddafi.  Tutto nasce da un’inchiesta del 2013 a seguito della pubblicazione di documenti libici nel maggio del 2012, che indicavano il pagamento di 5 milioni di euro in contanti da parte del Colonnello all’allora candidato presidente in lizza per un posto all’Eliseo contro Ségolène Royal. Sospetti confermati in seconda istanza da un uomo d’affari franco-libanese e intermediario nella compravendita di armamenti, Ziad Takieddine, che nel 2016 dichiarò di aver portato a Parigi quella somma consegnandola direttamente nelle mani di Claude Géant, uomo di fiducia di Sarkozy, che diventerà poi Segretario Generale.

Ovviamente il condizionale in questi casi è d’obbligo – e bisogna essere “garantisti” – però se analizziamo i fatti a noi noti possiamo cominciare a mettere insieme le tessere di un mosaico che ci svela un disegno ben preciso. Un disegno che inizia a comporsi quindi nel 2007 con quei 5 milioni di euro finiti nelle tasche di Sarkozy e che prosegue qualche anno più tardi, andando ad innestarsi in quella lunga scia di sangue che è partita con l’attacco alla Libia nel 2011 da parte di quella coalizione internazionale in cui la Francia ha avuto un ruolo preponderante non solo militare. Il 29 aprile del 2012, come riporta il Corriere della Sera, l’ex ministro del petrolio libico, Choukri Ghanem, viene ritrovato cadavere nel Danubio a Vienna (sede dell’Opec), nel pieno della campagna libica e soprattutto tra il primo e secondo turno delle presidenziali francesi. In un quaderno che gli apparteneva vengono ritrovati appunti proprio su quei milioni di euro che Gheddafi avrebbe fatto consegnare a Sarkozy nel 2007. Morte che segue quella dello stesso Colonnello, ucciso barbaramente qualche mese prima dai rivoltosi (il 20 ottobre del 2011).


Una scia di sangue che non si ferma nemmeno ora: Bechir Saleh, ex tesoriere di Gheddafi e a capo dell’ufficio che regolava le relazioni economiche tra Francia e Libia, è stato ferito a colpi di pistola il mese scorso mentre si trovava a Johannesburg. Un caso? Può essere. Però, se è vero che a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia, si può pensare che ci sia l’ombra del Dgse dietro questi fatti di sangue. Tutta questa vicenda, se fosse confermata, renderebbe ancora più evidente la volontà di Parigi di sistemare la questione Gheddafi e di mettere le mani sulla Libia e sul suo petrolio. Abbiamo già avuto modo di evidenziare a gennaio del 2016 che la Francia – come riportano documenti desecretati del Dipartimento di Stato americano – decise di rovesciare il regime del Colonnello per aumentare la propria influenza nell’Africa del Nord e per porre fine ai piani libici di sostituirsi a Parigi come potenza dominante nell’area francofona, anche per difendere il Franco CFA dal tentativo libico di sostituirlo con una moneta pan-africana basata sul Dinaro d’oro libico.

Fattore non secondario è poi quello del petrolio, e qui il nostro Paese viene chiamato direttamente in causa. L’Italia sino al 2011, anno dell’inizio delle operazioni militari volte ad abbattere il regime, deteneva la fetta di maggioranza della produzione e commercializzazione degli idrocarburi della Libia, grazie soprattutto ai buoni rapporti che sono – quasi – sempre intercorsi tra Roma e Tripoli. Con la guerra civile, com’è ovvio, la produzione e relativa esportazione di idrocarburi da parte dell’Eni è crollata di quasi il 10% e solo ultimamente i livelli si sono avvicinati a quelli pre-conflitto, ma tanto è bastato affinché la Total abbia potuto aumentare il proprio peso nel mercato libico, soprattutto nella regione della Cirenaica dove proprio il Dgse ed i servizi inglesi hanno tessuto una fitta rete di contatti con i capi tribù locali, in modo da garantire ai rispettivi Paesi opportunità commerciali in quella regione, cosa che non sarebbe potuta succedere con Gheddafi al potere, soprattutto considerando che quest’ultimo aveva un credito di 5 milioni di euro col presidente francese.

L’eliminazione di Gheddafi – e di chi era a conoscenza di quel finanziamento illecito – quindi risulta vantaggiosa in ogni senso: in ambito economico la Francia ha aumentato la propria influenza nel Nord Africa eliminando un concorrente dal punto di vista finanziario, in ambito energetico ha visto aumentare la propria fetta di mercato del petrolio libico, in ambito politico, se le accuse a Sarkozy fossero confermate, ha eliminato chi avrebbe potuto tenere in pugno l’Eliseo.

Paolo Mauri

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