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Mosca, 20 mar – Nulla di inaspettato hanno tirato fuori le elezioni Russe, dove Vladimir Putin è stato riconfermato per il quarto mandato con il 76,6% dei consensi, attirando ben 56 milioni di russi a scegliere ancora una volta di dargli fiducia. Il fenomeno storico-politico dello Zar del nuovo millennio da tempo ormai ha creato e crea molte difficoltà ai media occidentali, soprattutto sul piano morale.
Come può un solo uomo attirare su di sé tutto questo consenso? C’è chi ha parlato di brogli, intimidazioni, eliminazione di avversari, sistema dittatoriale e chi più ne ha più ne metta. Non sappiamo bene cosa ci sia di vero e cosa di falso nelle tante accuse pronunciate in questi anni contro il leader del Cremlino, ma resta il fatto che sia stato capace di creare un largo consenso attraverso i suoi progetti e la sua volontà di dare alla Russia nuovamente l’aspetto di potenza; una macchina solida con la quale tutti i protagonisti della scena internazionale devono fare necessariamente i conti.
Per la classe intellettuale nostrana può sembrare assurdo che un popolo si stringa attorno a un presidente per il fatto che egli stia ridando forza e dignità alla sua nazione, un tempo in declino. Eppure non sembra esserlo per il popolo russo. Il longevo Vladimir è riuscito a programmare una strategia che ha permesso alla Russia di ritornare protagonista nello scacchiere delle relazioni internazionali. Nella visione geopolitica del presidente russo c’è la Grande Eurasia, la quale arriva fino a sud dell’Europa, nel cuore del Mediterraneo, poi in Medio Oriente e in Asia Centrale ed Estremo Oriente, dove la volontà fondamentale è di raggiungere un equilibrio con il gigante cinese. Mentre Stalin guardava verso il centro dell’Europa, Putin ha spostato gli interessi strategici della Federazione verso Est, riportando in auge il vecchio sogno degli Zar.
Il piano è ambizioso e, proprio per questo motivo, è stato capace di rinfocolare il patriottismo dell’elettorato, portando il popolo russo a sognare in grande, riuscendo ad allontanare lo spettro della crisi economica. Una delle mosse fondamentali è stata senza ombra di dubbio l’intenzione di riportare verso di sé i Paesi dell’Ex Unione Sovietica, attraverso la fondazione, nell’ottobre del 2014, dell’Unione Economica Eurasiatica (EEU). L’obiettivo è quello di creare uno spazio economico tra Europa e Asia, con il Cremlino a fare da padrone di casa. La pressione verso Est è il fattore di fondamentale importanza, è la chiave per coltivare, non soltanto rapporti con Pechino, ma anche con le altre potenze del panorama asiatico: Giappone, India, Iran, con le quali sono sempre più stabili le partnership nei settori militare ed energetico.
Grande importanza riveste anche il nuovo posizionamento della Russia in aree come Medio Oriente e Mediterraneo. Nei due contesti, Putin ha praticamente realizzato il sogno degli Zar di concedere alla Russia l’affaccio sul Mediterraneo. Attraverso il sostegno al presidente siriano Bashar al Assad, Mosca ha rafforzato la propria presenza militare lungo la costa del Paese, disponendo oggi della base navale di Tartus e di quella aerea di Humaymim. A Latakia, invece, esiste la stazione SIGINT (Spionaggio di segnali elettromagnetici). Il Cremlino, con la sua presenza in Siria nel corso del conflitto, ha garantito la sopravvivenza del governo di Assad, annientando la resistenza dei ribelli e prendendo il comando delle operazioni militari contro i terroristi jihadisti presenti in Siria. Per questo Putin ha stabilito il suo ruolo centrale nella pianificazione del futuro dello stato siriano.
Ultimo fattore determinante, ma non certo per importanza, è stato senza ombra di dubbio l’arrivo alla Casa Bianca del presidente Donald Trump, con il quale sembra esser vivo un amore clandestino che ha certamente rinvigorito la salute della presidenza putiniana, dando ancor più credito alla gestione dell’ultimo Zar, nel panorama internazionale, ma anche nella questione dei rapporti con l’Europa.
Tutto questo, e molto altro ancora, ha sicuramente guidato gli elettori russi verso una scelta patriottica e unitaria. Il più grande merito di Putin, che farà la storia, è stato quello di riconcedere la fierezza ad un popolo che al suo primo insediamento era privo di ogni riferimento dopo il 1989. Nell’anno d’inizio dell’era Putin (1999) il Paese si era da poco dichiarato insolvente, subendo così la gogna del default e oggi può dichiarare di aver estinto tutti i debiti dell’Unione Sovietica. Il Pil pro capite dei russi era di 1.300 dollari oggi è a quasi 12 mila. Per il verdetto finale dovremo aspettare la fine di questo fenomeno, dovremo far poi chiaramente un’analisi molto più approfondita, guardando i pro e i contro, per la Russia, per l’Europa e per il resto del mondo collegato alla strategia putiniana. In questo momento, però, questo storico risultato sembra parlar chiaro. Al di là di ogni chiacchiera, accusa o leggenda metropolitana.
Mauro Pecchia

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