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Roma, 10 apr. – “L’ebete principe saudita vuole controllare la politica americana con i soldi di papino. Quando sarò eletto, una cosa del genere non potrà succedere”. Così, in campagna elettorale, Donald Trump aveva twittato al principe Al Walid bin Talal, membro della famiglia reale saudita, che aveva in precedenza bocciato il candidato repubblicano: “È una vergogna per tutta l’America”. All’epoca, Ryad guardava con entusiasmo alla Clinton, a cui elargiva anche diversi milioncini. Da allora molta acqua è passata sotto ai ponti. Subito dopo il raid americano in Siria, i sauditi si sono affrettati ad applaudire gli americani.

Poi c’è stato un colloquio telefonico tra l’inquilino della Casa Bianca e il re saudita Salman. Secondo l’agenzia ufficiale saudita Spa, “durante la conversazione telefonica il presidente Trump ha informato il Custode dei due luoghi santi (re Salman) dell’operazione condotta dagli Stati Uniti contro obiettivi militari in Siria”. Dal canto suo, prosegue la Spa, re Salman “si è congratulato con il presidente americano per la sua decisione coraggiosa che serve gli interessi regionali e del mondo”. Già a febbraio, comunque, il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, che nello stesso mese si è recato in visita a Washington e New York, aveva chiarito che i rapporti fra Arabia Saudita e Stati Uniti sono “eccellenti”: “La vediamo allo stesso modo sulla situazione in Libano, Siria, Iraq, Yemen, Libia. La vediamo allo stesso modo sul pericolo dell’interferenza dell’Iran negli affari di altri Paesi”.

Due giorni prima, il capo della Cia, Mike Pompeo, si era recato in visita in Arabia Saudita, la prima visita nel Paese da parte di un membro del governo Trump. Pompeo era andato a Riyad per premiare il principe coronato e ministro dell’Interno Mohammed bin Nayef con la medaglia George Tenet, un riconoscimento per il lavoro contro il terrorismo che prende il nome da un ex capo della Cia. Si ricorderà, inoltre, che l’Arabia saudita non rientrava nel bando con cui Trump impediva ai cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica di ottenere visti per gli Usa. Tutti fanno finta di non sapere che 15 componenti del commando dell’11 settembre su 19 erano sauditi (mentre non c’era nessun siriano e nessun iraniano, per dire). Tutti fanno finta di non sapere che alcuni magnati di Ryad sono accusati di aver avuto un ruolo nella nascita dell’Isis. Tutti fanno finta di non sapere che lo stesso regime saudita non è altro che un Isis che ha vinto e si è fatto istituzione. Sono lontani i tempi in cui Trump prometteva di rimuovere il veto posto da Obama alla class action dei parenti delle vittime dell’11 settembre contro Ryad. Nel frattempo, è Trump a essere diventato Obama.

Giorgio Nigra

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