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Washington, 11 apr – Come era prevedibile, Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Facebook, in audizione al Congresso Usa a causa dello scandalo Cambridge Analytica, ha dichiarato che il business dei dati non coinvolge soltanto la società che ha “pescato” i dati per le presidenziali Usa.
Chiamato a rispondere alle domande di 44 senatori sia democratici sia repubblicani, “Zuck” ha ammesso ogni responsabilità sul fatto che i dati di 87 milioni di persone siano finiti nelle mani di Cambridge Analytica. La senatrice Dianne Feinstein, democratica ed ex sindaco di San Francisco, nello specifico gli ha chiesto: “Se eravate a conoscenza fin dal 2015 del problema, perché non avete fatto nulla?”.
“Non dobbiamo solo costruire strumenti, ma anche assicurarci che vengano usati bene”, ha replicato Zuckerberg. “Sappiamo che Cambridge Analytica potrebbe aver raggiunto 87 milioni di persone. Ci vorrà del tempo, ma andremo fino in fondo e ci assicureremo che non accada più”. E ha aggiunto: “La pubblicità non avrà mai la priorità, almeno finché ci sarò io al comando”.
A pagare finora a quanto pare sarà soltanto Alex Stamos, responsabile della sicurezza, che lascerà la compagnia, ma l’azienda assicura fosse una decisione già presa.
Insomma, dopo quattro ore di “interrogatorio”, il nerd multimegamiliardario ammette che i dati dell’accademico Aleksandr Kogan, oltre novanta parametri raccolti prima del 2014 con l’app intitolata This is Your Digital Life su circa 300 mila persone e la loro rete di amicizie di 87 milioni di utenti, poi acquisiti dalla Cambridge Analytica, sono stati venduti anche ad altre compagnie. Il Ceo del social network si è detto pronto a indagare tutte quelle app che possono aver raccolto dati come ha fatto quella creata da Kogan.
Pertanto il sospetto nutrito da molti ora è confermato: Facebook è uno dei protagonisti del business dei dati.
Comunque, Zuckerberg ha assicurato che Facebook sta già collaborando con il procuratore speciale Robert Mueller, titolare dell’inchiesta che sta facendo luce sulle possibili interferenze del governo russo nelle elezioni presidenziali americane del 2016, nonché sui rapporti con Mosca dello staff della campagna elettorale dell’allora candidato Donald Trump.
L’audizione è stata condita dal consueto folclore a stelle e strisce. All’esterno di Capitol Hill infatti erano state posizionate cento sagome cartonate del fondatore di Facebook a grandezza naturale dal gruppo di attivisti Avaaz. Nelle riproduzioni, Zuckerberg, ritratto in uno sguardo serioso, indossa una maglietta con la scritta “Aggiusta Facebook”.
Gli attivisti di Avaaz hanno lanciato un appello al social media affinché “banni tutti i bot (abbreviazione per robot, inserzioni pubblicitarie mirate, ndr), allerti il pubblico ogni volta che gli utenti notino contenuti falsi o disinformativi, finanzi fact checker in tutto il mondo e si sottoponga a verifiche indipendenti per controllare la portata e lo scopo delle fake news”.
Sì, certo. Come no.
Adolfo Spezzaferro



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