Roma, 1 ago – Il quotidiano belga HLN riporta che sono già 115 i richiedenti asilo in Belgio che dall’inizio di quest’anno hanno effettuato viaggi verso i propri Paesi di origine, ovvero verso quegli Stati da cui teoricamente scappano per proteggere la propria incolumità.

Dall’anno scorso, il fenomeno delle “ferie dei rifugiati” è in netto incremento. Basta prendere in esame i dati forniti dal Commissario generale per i rifugiati e gli apolidi (CGRS) in Belgio: il numero degli immigrati che si recano in visita nei Paesi ritenuti pericolosi è passato dai 134 casi totali del 2017 a 115 nei primi sei mesi dell’anno nel 2018. Entro la fine dell’anno si potrebbe arrivare a circa 250 casi: praticamente il doppio dei precedenti 12 mesi. Se si considera che nel 2016 erano stati 56, si vede come il fenomeno sia quadruplicato nel corso di nemmeno due anni.

Gli immigrati, tutti con riconosciuto status di rifugiati, hanno ricevuto i permessi di soggiorno proprio perché ritenuti in pericolo nei propri Paesi d’origine, e di conseguenza al rientro sul territorio belga rischiano di perdere il proprio status: dal 2016 sono già 103 le persone alle quali è stato revocato il permesso di soggiorno per motivi umanitari, mentre altre 67 persone sono state autorizzate a mantenerlo nonostante il viaggio nel loro Paese originario, ciascuna dopo un’inchiesta volta a valutare le motivazioni dello spostamento effettuato. Altri 135 fascicoli sono tuttora al vaglio del CGRS.

Il fenomeno delle “ferie dei rifugiati” non è però nuovo o circoscritto al Belgio: in Olanda sono stati registrati dozzine di casi e anche in Svizzera e Svezia il fenomeno è noto.

Il forte aumento dei casi può in parte essere spiegato anche da un miglioramento nelle cooperazioni tra gli Stati europei. Molti rifugiati, infatti, essendo ben a conoscenza delle conseguenze del proprio viaggio, scelgono di partire da scali aeroportuali di Paesi limitrofi, nella speranza di passare sottotraccia. Fino all’anno scorso, del resto, le comunicazioni tra i Paesi dell’Unione riguardo questa pratica erano minime. Ma nel 2018 sono stati siglati diversi accordi bi/trilaterali in merito, ad esempio tra Belgio, Olanda e Germania: è ora molto più difficile eludere le maglie del controllo e i numeri sembrano confermarlo.

A fronte di una migliore cooperazione investigativa che sta dando i suoi frutti, però , è comunque lecito farsi qualche domanda in merito a chi, alla fine, i viaggi li ha realmente pagati. Il tasso di disoccupazione dei rifugiati in Olanda tocca picchi del 90%, e in Belgio è previsto assestarsi sul 66% entro il 2020… non sarà che le visite extraeuropee le hanno finanziate ancora una volta i contribuenti del Vecchio Continente?

Alice Battaglia

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Commenti

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2 Commenti

  1. Eh, ma non sopportate niente!
    Abbiate pazienza, questi ci pagheranno le pensioni!
    Nel frattempo, fanno visite a quelli rimasti a casa, per cercare di convincerli a venire qua.
    Più sono, più pensioni possono pagarci.
    Poi scusa, ma se tanto son disoccupati, che problema è se vanno in ferie?
    Vorresti impedire ad un onesto lavoratore di fare le ferie?

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