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Berlino, 22 gen – Molti osservatori sono rimasti con il fiato sospeso a seguire i lavori del congresso della Spd. Questo congresso, svoltosi a Bonn e conclusosi ieri sera, è stato uno dei più duri per i socialdemocratici, collassati alle elezioni di settembre e in crisi cronica di consensi. Il tema più scottante era l’assenso al via delle trattative con i partiti dell’Unione (Cdu e Csu), nel disperato tentativo di dar vita a un governo dopo mesi di vacanza.
A causa del tracollo del 24 settembre, Martin Schulz – che doveva rivitalizzare la Spd dopo anni di grigiore assoluto – aveva subito dichiarato che era assolutamente esclusa una riedizione dellagrande coalizione” (la GroKo nel gergo politico tedesco). Sempre più global e liberal, i socialdemocratici sono stati severamente puniti dall’elettorato di sinistra. Niente di meglio, quindi, che accomodarsi in panchina e fare opposizione per un quadriennio.
Purtroppo per la banda Schulz, però, le trattative per la coalizione Giamaica sono miseramente naufragate a causa del nein dei Liberali, che hanno subodorato la fregatura che i Verdi stavano preparando di concerto con una Merkel sempre più sbilanciata a sinistra. L’unico governo possibile pertanto – escluso categoricamente un accordo con i sovranisti dell’Afd per pregiudiziali ideologiche – è rimasto un revival della perdente GroKo. Schulz e la vicepresidente Andrea Nahles – esortati dal presidente della repubblica Steinmeier – si sono subito detti disponibili: un po’ per amor di poltrona, un po’ per rilanciarsi come salvatori della patria, il duo di punta della Spd, in barba ai proclami post-voto, non se l’è fatto ripetere due volte.

Kevin Kühnert

Eppure, Schulz e Nahles non avevano fatto i conti con l’oste. La base dell’Spd, infatti, di una nuova GroKo non vuole proprio saperne. Sul piede di guerra ci sono in particolare gli Jusos, l’organizzazione giovanile del partito, capitanati dal giovanissimo e ambizioso Kevin Kühnert, che si sta facendo largo nelle gerarchie della Spd a forza di gomitate. Per questo motivo, il congresso è stato tesissimo. Alla fine Schulz è riuscito a incassare il 56% dei voti dei delegati. Una miseria: buona a far partire le contrattazioni con la Merkel, ma un segnale inequivocabile della scissione interna del partito. Tanto che Kühnert ha annunciato un Anti-GroKo-Tour.
Ad ogni modo, ora la palla passa alla Merkel, che dovrà comunque convincere tutti. E non sarà per niente facile. Nelle trattative preliminari, la cancelliera, Schulz e Horst Seehofer (leader della Csu) avevano trovato un accordo di massima. Ma ora si fa sul serio e Schulz, per strappare quel risicato 56%, ha dovuto promettere in cambio del sì una modifica dell’agenda di governo su tre punti: 1) limitazioni alla flessibilità del lavoro: i contratti a tempo determinato devono tornare a essere l’eccezione, non la regola (qui i datori di lavoro della Cdu saranno alquanto scontenti); 2) stop alla divisione dell’assicurazione sanitaria in pubblica e privata, pertanto di sanità di serie A e una di serie B; 3) maggiore flessibilità nei ricongiungimenti familiari per profughi (e qui la Csu dovrebbe alzare le barricate). Insomma, tre cose “di sinistra” per accontentare una base di partito che ha accettato la GroKo a malincuore. Tuttavia, la Csu, con le elezioni in Baviera alle porte, ha già annunciato che non è disposta a tornare sull’accordo iniziale. Altrimenti auf Wiedersehen, tanti saluti e grazie.
Horst Seehofer (Csu), Angela Merkel (Cdu) e Martin Schulz (Spd) tratteranno per formare la grande coalizione

Per tutti questi motivi, si profilano trattative durissime per Angela Merkel: dovrà sopire i malumori crescenti nella sua Cdu, ammorbidire i bavaresi di Seehofer e dare qualche contentino ai socialdemocratici. Una cosa è certa: la Merkel è all’ultima spiaggia. Se anche queste trattative fallissero, si tornerebbe alle urne. E stavolta senza la Merkel a capo dell’Unione. Chi dovrebbe guadagnare molto da questa coalizione posticcia è senz’altro l’Afd. Il partito sovranista, infatti, lo ha sempre detto e ripetuto: Unione e Spd pari sono, la vera alternativa siamo noi. E Merkel e Schulz stanno facendo di tutto per dar loro ragione.
Valerio Benedetti

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