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Roma, 22 gen – In settimana il New York Times ha pubblicato la notizia dell’arresto di un ex agente CIA accusato di aver condotto un doppio gioco a favore di Pechino che ha portato al collasso dell’intera rete spionistica americana sul territorio cinese tra il 2010 ed il 2012. La talpa, Jerry Chun Shang Lee, ha lavorato alla CIA fino al 2007 quando lasciò risentito l’agenzia convinto che la sua carriera fosse giunta, ingiustamente, ad un punto morto. A quel punto iniziò la propria collaborazione con gli agenti asiatici. Al momento questa, a detta della stampa USA, si è concretizzata con la morte di almeno una dozzina di agenti CIA in Cina: un paese dove, ancora molto recentemente, i servizi americani hanno lasciato diverse volte intendere che non sembrava possibile riuscire a costruire una rete neanche di medie dimensioni.
Difficile dire altro: come ovvio che sia la versione diffusa dal New York Times conterrà sia fatti, sia menzogne, sia omissioni per proteggere eventuali fonti americane o per tutelare un ufficio invece che un altro (parrebbe infatti che la CIA sapesse del doppiogiochista da qualche tempo, difficile confermare o smentire): quel che è certo è che, come avevamo anticipato tempo fa su queste colonne, la comunità dell’intelligence USA sta premendo sulla classe politica nazionale perché comprenda quanto la Cina sia da considerare un avversario di livello strategico.Nell’ultimo anno sono filtrate a mezzo stampa, sia diverse analisi in cui il controspionaggio americano mostrava preoccupazione per la capacità cinese di sfruttare la porosità del sistema politico e militare USA, almeno a medio livello e analisi di Think tanks che diffondono studi sull’impenetrabilità delle stanze del potere cinese e del culto del segreto che pervade la politica di Pechino.
Persino l’ex moglie del magnate Murdock, Deng Wendi, è finita sui media indicata come possibile “agente dello spionaggio cinese” in uno slancio forse isterico di “Sinofobia”. L’ossessione per il bersaglio russo che ha contraddistinto il duo Obama-Clinton ( più colpevole in questo caso è Hillary, decisamente ossessionata dal pericolo russo, rispetto ad un, almeno inizialmente, più pacato Obama) ha stornato moltissime risorse e tempo nei confronti della nazione Russa, a torto o ragione, ma sicuramente ha sottovalutato il pericolo ora ben più evidente del Governo Cinese che, al contrario, con la peculiare figura del Ministero della Sicurezza dello Stato, mostra da decenni di mettere l’intelligence al centro delle preoccupazioni della propria classe dirigente.
Guido Taietti

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