Berlino, 2 lug – L’immigrazione ha mandato in crisi il governo tedesco, che si ritrova appeso a un filo dopo le tensioni esplose tra la cancelliera Angela Merkel e il ministro dell’Interno Horst Seehofer, culminate nella decisione di quest’ultimo di dimettersi. Durante una riunione a porte chiuse del suo partito, l’Unione cristiano-sociale della Baviera (Csu), Seehofer ha detto di voler lasciare sia il suo ruolo nell’esecutivo sia quello di leader della Csu. La ragione è presto detta: divergenze incolmabili in fatto di gestione dell’immigrazione con la cancelliera dopo il vertice di Bruxelles. Un accordo definito “insufficiente”, ma che Frau Merkel ha difeso in diretta tv, spiegando che “un accordo con Roma non era possibile” poiché “l’Italia vuole prima ottenere una riduzione dei migranti che arrivano sulle sue coste e ha l’impressione di essere stata a lungo abbandonata a se stessa”.
Il braccio di ferro sui migranti tra la Merkel e Seehofer va avanti ormai da tempo e Seehofer ritiene di aver già perso troppo tempo. Ha lanciato un ultimatum alla cancelliera ma lei sembra non sentire da quell’orecchio. La Merkel è sempre più isolata all’interno di un governo pesantemente in bilico, e rischia di cadere. Del resto la posizione del leader della Csu è chiara: gli immigrati vanno respinti, anche creando zone particolari in Africa dove riportare gli irregolari.
Un argomento che la cancelliera non vuole nemmeno sentire nominare, ma che  la mette in grosse difficoltà. Addirittura Seehofer aveva annunciato che anche senza un accordo lui avrebbe proseguito, da solo, su questa strada.
A questo punto per la Germania di Angela Merkel, e per la stessa cancelliera, si aprono le porte di una pesantissima crisi che potrebbe culminare nelle elezioni anticipate, a meno che non si trovi un accordo in giornata. Adura la prova anche la tenuta europea. La Merkel ammette che la “situazione è molto seria”, ciononostante non sembra decisa a fare marcia indietro.
Anna Pedri

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