
Ieri intanto, la mozione presentata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dal Senegal, è stata approvata da 15 Stati membri sebbene il Consiglio stesso abbia auspicato una risoluzione politica del conflitto. Intanto però il portavoce dell’Esercito Senegalese, il Col. Abdou Ndiaye, ha dichiarato che “E’ già guerra, se troveremo qualche resistenza la combatteremo” aggiungendo che “Se ci sono persone che stanno combattendo per l’ex presidente (Jammeh n.d.r.) le combatteremo” assicurando però, allo stesso tempo, che le truppe del Senegal si trovano in Gambia per ristabilire la democrazia e permettere al neo eletto presidente Barrow di prendere il potere.
Presidente eletto che, a causa della situazione interna, ha tenuto il discorso di insediamento dall’ambasciata gambiana a Dakar, in Senegal, ordinando anche alle truppe dell’esercito di restare nelle caserme sottolineando come chiunque disobbedirà a quest’ordine sarà considerato un “ribelle” e come tale verrà trattato.
Intanto Jammeh fa sapere che resterà in carica finché non saranno chiariti i risultati elettorali, viziati, secondo il dittatore, da brogli e per questo nella giornata di ieri ha dichiarato 90 giorni di stato di emergenza; la stessa commissione elettorale, però, nonostante abbia ammesso che ci siano state delle iniziali irregolarità nei conteggi, fa sapere che comunque questi non hanno avuto alcuna influenza nella vittoria di Barrow.
Paolo Mauri