Roma, 22 lug – Il Giappone apre agli immigrati, il Giappone è in crisi, il Giappone deve cambiare. Se leggiamo titoli e articoli pubblicati negli ultimi anni dai giornali di sinistra di tutto il globo globalista, il premier nazionalista Shinzo Abe non potrebbe che prendere una manciata di voti a ogni tornata elettorale. E invece, giusto per rimarcare la totale estraneità dalla quotidiana realtà di certa stampa, unita alla scarsa conoscenza della società nipponica, ancora una volta il partito di governo del premier giapponese ha vinto. Parliamo d’altronde di un partito che è stato alla guida del Giappone ininterrottamente dal 1955 al 2009, con Abe che è primo ministro dal 2012. Una vittoria che permette adesso ai liberal-democratici di rafforzare la maggioranza alla Camera alta del Parlamento, formata assieme all’altro partito di destra: il Komeito.

Stando ai dati diffusi dalla tv nazionale NhK Ldp, il partito del primo ministro ha ottenuto 71 dei 124 seggi della Camera alta nipponica. Molti quotidiani internazionali parlano però di vittoria a metà, perché il risultato ottenuto da Abe è poco sotto la super maggioranza fondamentale per le modifiche costituzionali. In particolare per l’auspicata revisione dell’Articolo 9, con cui il premier vorrebbe eliminare i vincoli imposti dagli occupanti (in Giappone si chiamano così) americani. E’ infatti una modifica necessaria per riconoscere un ruolo più ampio alle Forze di autodifesa, ovvero ridare a Tokyo la possibilità di avere un esercito vero e proprio da impiegare anche all’estero.

Una vittoria a metà?


Dunque adesso, nonostante il successo ottenuto, Abe non potrà cambiare la Costituzione? Si tratta sul serio di una vittoria parziale? In realtà, come spiegato dallo stesso premier nipponico, le cose non stanno propriamente così. “Voglio esprimere la mia gratitudine agli elettori. Questa è una scelta tra stabilità politica e caos. Abbiamo chiesto agli elettori di scegliere tra queste due opzioni e molti hanno ascoltato le nostre parole”, ha dichiarato Abe durante una conferenza stampa. “In queste elezioni, anche la riforma costituzionale è stato un tema importante e sarà definita totalmente in un referendum nazionale“, poiché “i giapponesi avranno l’ultima parola su questo tema”, ha specificato il premier. Dunque la riforma è assolutamente possibile, perché verrà votata dai cittadini nipponici.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Giappone.
    un’autentica sfida al mondo in tutti gli ambiti,da quello economico a quello sociale e politico.
    così pur avendo un debito pubblico (paura…..eh ?) quattro volte maggiore del nostro,il Giappone è considerato con il suo Yen dagli investitori internazionali “safe haven” ossia porto sicuro; per non parlare della boiata dello “ius soli” che tanto eccita le nostre gattare nazionali; in Giappone mai e per nessun motivo al mondo uno straniero potrà acquisire la cittadinanza nazionale,così come non passa nemmeno per la testa ai nipponici di volere le ricchezze di una “ahhhh società multietcnica ahhhh” visto che su 126 milioni di abitanti gli immigrati sono davvero molto pochi,fino a considerare “stranieri” persino i Giapponesi emigrati qualche generazione fa e poi rientrati nell’antica Patria.

    a proposito; a differenza del continente africano,il Giappone è uno dei posti più “poveri” in assoluto; un arcipelago abitabile per un terzo,funestato frequentemente da terremoti e tsunami,ove l’unica ricchezza è proprio la stessa società nipponica; il cuore,la mente la forza,le mani di essere una delle comunità etnicamente più omogenee del mondo; tra l’altro con uno dei Q.I. più elevati in assoluto del pianeta.

    che aggiungere ?

    DAI NIHON ICHIBAN…BANZAI !!!

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