Teheran, 7 dic – Il 27 novembre 2020 è stato ucciso in un attentato il fisico nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh, il quinto scienziato iraniano ucciso in un attentato dopo Masoud Alimohammadi, Majid Shahriari, Darioush Rezaeinejad e Mostafa Ahmadi Roshan (tra il 2010 e il 2012). Per gli inquirenti iraniani è chiaro il ruolo del Mossad – sostenuto da alcuni dissidenti interni – nella pianificazione e nell’esecuzione di tali attentati. Gli ufficiali iraniani hanno detto che ci sarà una dura risposta da parte dell’Iran, anche perché in mancanza di una forte reazione e condanna da parte della comunità internazionale, l’Iran non può fare altro che optare per un’azione di autotutela difensiva e deterrente, considerata legittima anche dal diritto internazionale, la quale possa garantire che nessuno ardisca compiere nuovamente attentati in Iran.



Israele dietro l’omicidio dello scienziato iraniano

Temendo quale possa essere la reazione di autotutela dell’Iran, Israele, anche in forza della sua continua propaganda anti-iraniana, dopo l’omicidio dello scienziato iraniano ha messo in allerta le ambasciate israeliane e addirittura i turisti israeliani in Medio Oriente, insinuando che un’eventuale iniziativa iraniana potrebbe colpire i civili. Ma è davvero così? O è solo l’ennesima propaganda per presentare l’Iran come “paese canaglia”? O potremmo addirittura sospettare che si stia pianificando una possibile false flag per accusare l’Iran e, in un mondo già messo alle strette dall’emergenza sanitaria, giustificare in tal modo più controlli e creare ancora più caos e destabilizzazione? Nelle sue iniziative di autotutela difensiva e deterrente, l’Iran ha mai preso di mira i civili? Analizzeremo le principali missioni iraniane di autotutela per dimostrare che ciò non è mai successo, e non vi è alcun motivo per credere che questa volta possa essere diverso, soprattutto in considerazione della continua pressione subita dall’Iran. Da quest’analisi comprenderemo anche l’importanza difensiva e deterrente del programma missilistico iraniano e il motivo per cui l’Iran, in un mondo dove non viene applicato il diritto internazionale e le prese di posizione della comunità internazionale usano due pesi e due misure, non è disposto a negoziare al riguardo.

Azione di autotutela del 17 giugno 2017

Il 7 giugno 2017 due commando di terroristi compiono due attentati quasi in contemporanea presso il Majlis (il parlamento iraniano) e il mausoleo dell’Imam Khomeini, 18 persone vengono uccise e più di 50 ferite, entrambi gli attentati vengono rivendicati dall’Isis. Il 17 giugno il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione (IRGC) in risposta a questo attentato colpisce alcuni importanti centri di comando dell’Isis presso Deir ez Zor, in Siria, con sei missili a medio raggio terra-terra (anche del tipo Zolfaghar), uccidendo più di 170 terroristi, tra cui diversi comandanti dell’intelligence, e infliggendo danni ai loro equipaggiamenti militari.

Azione di autotutela del 9 settembre 2018

A seguito dell’uccisione di almeno 11 guardie di confine e atti di sabotaggio nelle regioni iraniane dell’Azerbaigian occidentale, Kermanshah e Kurdistan, e dopo vari avvertimenti, il 9 settembre 2018, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione lancia sette missili a corto raggio terra-terra (tra cui del tipo Fateh-110) contro la sede dei terroristi dissidenti curdi presso Koy Sanjaq nella regione semi-autonoma curda dell’Iraq. Nella dichiarazione ufficiale rilasciata dall’IRGC, i Guardiani della Rivoluzione hanno ribadito che avrebbero risposto con decisione a qualsiasi nuova minaccia nei confronti della nazione iraniana.

Azione di autotutela del primo ottobre 2018

Il 22 settembre 2018, 25 persone vengono uccise e 70 ferite in un attentato compiuto durante una parata militare tenutasi ad Ahvaz, città a sud-ovest dell’Iran; i terroristi appartengono a un gruppo legato all’Isis, al-Ahwaziya, per questo motivo il primo ottobre l’IRGC lancia un attacco verso le postazioni dei terroristi dell’Isis in Siria, a est dell’Eufrate, con sei missili a medio raggio terra-terra e sette droni.

Azione di autotutela dell’8 gennaio 2020

In seguito all’assassinio avvenuto il 3 gennaio 2020 del generale delle Forze Quds Qassem Soleimani e di alcuni membri delle milizie popolari irachene su ordine diretto del presidente degli Stati Uniti Trump, cinque giorni dopo, l’IRGC attacca la più importante base americana in Iraq, Ayn al-Asad, con 13 missili. Anche in questo caso la condanna da parte della comunità internazionale nei confronti dell’assassinio di un importante ufficiale iraniano è praticamente assente, nonostante, su ammissione di analisti americani ed europei, il generale Soleimani avesse avuto un ruolo di rilievo nella lotta contro l’Isis. Sebbene l’Iran abbia reagito all’assassinio del generale Soleimani, certi Stati si sentono talmente tutelati e giustificati da uccidere Fakhrizadeh, e questo non lascia dubbi sull’incapacità della così detta comunità internazionale di reagire in modo adeguato ed equo nei confronti di iniziative che minano la sicurezza internazionale e favoriscono un perenne stato di destabilizzazione.

Hanieh Tarkian

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3 Commenti

  1. Gli scienziati possono essere e stare solo da una parte. Troppi, ma non tutti, hanno dimenticato l’ ipotesi, a cui Hitler non ha creduto fino in fondo, che il T.Reich giungesse per primo alla bomba atomica! E oggi siamo nella era del nucleare circondato dagli utili green…

  2. […] Il diplomatico Jim Jeffrey avrebbe infatti invitato il presidente Joe Biden a seguire quella stessa politica che vedeva l’America fuori dalle guerre senza fine di Obama e Bush, per concentrarsi piuttosto su un contenimento più diplomatico e strategico di Russia e Iran. Tattica che per Jeffrey ha prodotto ottimi risultati, vedi gli Accordi di Abramo e gli omicidi di Qassem Soleimani e Mohsen Fakhrizadeh. […]

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