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Washington, 4 set – Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti si avvicinano sempre più – si voterà il 3 novembre – e c’è parecchia gente potente che vorrebbe sbarazzarsi di Donald Trump. L’attuale presidente, com’è noto, nel 2016 riuscì ad aggirare i media tradizionali – quasi tutti contro di lui – usando principalmente i social media. Anche per questo Facebook e Twitter, per evitare che ciò accada, hanno già da tempo dichiarato guerra a «The Donald», con censure continue e quant’altro. Giusto ieri Mark Zuckerberg, il potente boss di Facebook e Instagram, ha fatto sapere in un post come si comporteranno i suoi social durante gli ultimi due mesi di campagna elettorale. E tutto fa pensare che si tratti di misure anti-Trump.

I paletti di Facebook

Innanzitutto, Facebook dichiarerà il silenzio elettorale nella settimana a ridosso del voto: tutti i profili dei candidati saranno quindi impossibilitati a pubblicare avvisi pubblicitari di natura politica. Una netta inversione di tendenza rispetto al 2016, allorché la creatura di Zuckerberg non impose veti o restrizioni di alcun genere. Ma se questa è una misura comprensibile e tutto sommato normale – sempreché sembri normale lo decida un social privato e non un’autorità pubblica – ben più orwelliano appare l’annuncio che saranno rimossi tutti i post che invitano la gente a non andare a votare. L’astensionismo, a quanto ne sappiamo, è ancora una pratica legale. Ma chissà, forse a vedere come candidato Joe Biden, alcuni elettori democratici potrebbero anche decidere di restarsene a casa. Non certo una buona notizia per il fronte anti-Trump.

«Queste non sono elezioni come le altre»

Ma non è finita qui. Se uno dei due candidati dichiarerà vittoria prima della diffusione dei risultati ufficiali, o cercherà di delegittimare l’esito del voto, Facebook apporrà un’etichetta al post rimandando ai dati ufficiali o a «informazioni verificate» (verificate da chi?). Questa misura sembra in effetti alludere a Trump, che ha più volte sollevato dubbi sul voto per corrispondenza, soggetto a possibili brogli. Chiaro il riferimento a Trump, che non ha mai detto che accetterà un’eventuale sconfitta e ha più volte evocato brogli con il voto per posta. «Queste non sono elezioni come le altre», ha spiegato Zuckerberg. «Sono preoccupato che con la nostra nazione così divisa e i risultati elettorali che potrebbero essere ufficializzati dopo giorni o addirittura settimane, ci potrebbe essere un rischio crescente di disordini nel Paese». Sempreché questi disordini non sia proprio Zuck a crearli, o magari i suoi amici di Black lives matter.

Vittoria Fiore

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