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Roma, 30 mar – Una truffa incredibile quella messa in atto da Alessandro Sandrini, imprenditore di Brescia, che con la complicità di tre persone – finite in carcere su richiesta della Procura di Roma – simulò il sequestro. Stando a quanto accertato da Ros e Sco, i tre – due albanesi e un italiano – proposero a Santini di simulare un sequestro di persona in cambio di denaro. L’imprenditore italiano, una volta giunto in Turchia cinque anni fa su richiesta della banda, venne “venduto” contro la sua volontà a un gruppo jihadista vicino ad al-Qaeda e trasferito in Siria. Sandrini rimase nella Repubblica araba dal 2016 al 2019, quando venne liberato.

Siria, come venne simulato il sequestro

Adesso la banda è accusata di aver orchestrato il tutto per scopo di terrorismo, mentre all’imprenditore bresciano è contestata la simulazione di reato e truffa. Il procedimento è coordinato dal procuratore Michele Prestipino e dal sostituto Sergio Colaiocco. Nello stesso procedimento si cita pure il caso di Sergio Zanotti, altro imprenditore bresciano che però non risulta indagato. Entrambi gli italiani sparirono nel 2016 e vennero liberati nel 2019, a distanzi di pochi giorni. I tre arrestati, secondo il capo di imputazione, “in concorso tra loro e con altri soggetti rimasti ignoti operanti in Italia, Turchia e Siria, questi ultimi aderenti e comunque riconducibili alla galassia jihadista” proposero agli italiani di recarsi in Turchia, “al fine di simulare un sequestro di persona” nel caso dell’imprenditore Sandrini.

Ma una volta giunti sul posto “sono stati effettivamente privati della libertà personale” e subito dopo condotti “contro la loro volontà in Siria dove venivano consegnati ad appartenenti del Turkestan Islamic Part, gruppo jihadista che fa riferimento ad Al Qaeda.
La stessa banda, oltre a Zanotti e Sandrini, avrebbe poi avvicinato un terzo imprenditore di Rezzano (sempre in provincia di Brescia) “in corso di identificazione”, proponendogli anche in questo caso di simulare un sequestro. E’ un dato emerso dalla carte dell’indagine. Sta di fato però che la banda in quest’ultimo caso non riuscì nell’intento criminale poiché l’imprenditore contattato “il giorno fissato per partenza, il 25 settembre, all’ultimo momento non si presentò all’imbarco dell’aeroporto di Orio al Serio di Bergamo”.

Una storia che era avvolta nel mistero

Due anni fa su questo giornale vi parlammo della storia di Alessandro Sandrini, specificando che era obiettivamente avvolta nel mistero. Iniziata il 3 ottobre 2016 quando decise di salire su un volo con partenza Orio al Serio e arrivo a Istanbul. Ai genitori l’allora trentenne disse che avrebbe fatto una vacanza e sarebbe tornato la settimana successiva. Scomparve invece nel nulla fino al 17 ottobre 2017, quando arrivò una telefonata alla madre: “Ciao mamma, è un anno che manco da casa e so che mi stai cercando. Non so dove sono, mi hanno sequestrato. Ti prego aiutami”. Poi il 3 dicembre 2017 chiamò una seconda volta: “Vogliono i soldi, qui non scherzano”. Il 22 dicembre successivo la terza telefonata: “Sono in una stanza tre metri per tre”. Infine l’ultima, il 21 gennaio 2018: “Lo Stato italiano non sta facendo nulla. Mi vogliono far morire qui”.

Il nome dell’imprenditore bresciano era già comparso però in tribunale a Brescia: in un processo per rapina e ricettazione, in un altro per una rapina che avrebbe compiuto prima dell’ottobre 2016. Ostaggio dei terroristi per tre anni, ricercato per rapina in Italia, liberato a maggio 2019. Oggi la notizia clamorosa: la simulazione del sequestro.

Eugenio Palazzini

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