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Roma, 30 mar – “Riaprire cinema e teatri in sicurezza, come fatto con le chiese”: Francesco Vaia torna a proporre le riaperture, in controtendenza rispetto al ministro della Salute Speranza e agli esperti del Comitato tecnico-scientifico. Il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, ai microfoni di Rtl 102.5, fa anche il punto sul piano vaccini.Se Draghi ci dice che entro luglio arriveranno milioni di dosi e ci sarà l’immunità di gregge è una bella notizia. Aspettiamo e vediamo se sarà così”.



Vaia: “Contro pandemia tre armi: vaccini, anticorpi monoclonali e nostra capacità di superare fase di depressione”

Nella lotta alla pandemia, secondo Vaia, “le strade sono tre: i vaccini, le terapie innovative a partire dagli anticorpi monoclonali che ci faranno fare tanta strada e terzo la nostra capacità di superare questa fase di depressione. Ci vuole tanta forza, abbiamo bisogno di metterci tanta forza, tanto coraggio nell’applicare con determinazione le regole”. Per il medico la virtù sta nel mezzo: “Quello che vedo io è un’oscillazione che a volte mi preoccupa tra il pessimismo più cupo e l’ottimismo a volte immotivato. C’è bisogno di equilibrio”.

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“Dobbiamo vaccinare le persone perché così riduciamo mortalità e contagio”

“Noi dobbiamo vaccinare le persone – spiega Vaia – perché la vaccinazione riduce la mortalità, riduce quasi drasticamente il contagio. E quindi questo è un percorso da seguire, con i cittadini che seguono le regole e fanno i sacrifici. Ma dobbiamo avere anche occasione di premialità proprio perché la speranza è la terza arma che abbiamo“. Il direttore sanitario dell’Istituto nazionale malattie infettive torna quindi a ribadire la necessità di allentare restrizioni e divieti. “Per avere speranza bisogna avere spazi di premialità: va bene la scuola e apriamola tutta quanta in sicurezza però, aumentando gli spazi fisici, migliorando le condizioni di trasporto. Gli spostamenti restano un nodo cruciale e il Paese deve concentrarsi sul tema trasporti, la risposta deve essere corale”.

“Dovremmo ritornare a respirare la cultura con prenotazioni e distanziamenti”

Da qui il suggerimento su come procedere con le riaperture, tema su cui la maggioranza è spaccata tra chi vuole tenere tutto chiuso fino al 30 aprile, come Speranza, e chi è contrario, come la Lega. “Dobbiamo evitare che ci sia un liberi tutti che ci faccia tornare indietro, dobbiamo fare un’estate serena”, avverte Vaia. “Penso che dovremmo ritornare a respirare la cultura, il cinema, il teatro. I cinema, io li riaprirei nelle condizioni nelle quali si sono tenute aperte le chiese, per esempio. Con sicurezza, prenotazioni, distanziamenti, meglio fare 1.000 repliche anziché 20 e consentire a tutti di poter accedere“.

“Sputnik? No strumentalismi politici, allo Spallanzani verificheremo se protegge dalle varianti”

Per quanto riguarda i vaccini in farmacia, “se è una vaccinazione di massa, è una vaccinazione che deve coinvolgere tutti coloro che sono in grado di esercitare la professione sanitaria”. “Però – sottolinea – dovremmo essere in grado di farlo sotto il controllo medico”. In merito al vaccino russo Sputnik, poi, Vaia chiarisce: “Voglio evitare gli strumentalismi politici. Allo Spallanzani stiamo facendo uno studio di approfondimento mettendo al centro la scienza. Poi chi fa politica farà la sua parte e chi deve decidere lo faccia e lo faccia presto. Noi faremo in modo attraverso lo scambio di materiale biologico, di verificare se lo Sputnik è in grado proteggerci dalle varianti che ci sono in Europa e in Italia. C’è un atteggiamento di grande comprensione come può avvenire solamente tra uomini di scienza. I russi sono molto disponibili a mettersi in discussione, a mettere in discussione i propri dati a verificarli con noi, uno scambio di dati e di professionisti”.

“Vaccino dovrebbe proteggerci dai nove ai dodici mesi”

Infine Vaia fa presente che non è chiaro quanto il vaccino protegga dal coronavirus, ma l’importante è vaccinarsi. “Gli anticorpi in grado di proteggerci durano all’incirca sei mesi, noi immaginiamo. Ma è un dato che dovrà poi essere verificato. Nelle pubblicazioni scientifiche ci sono protezioni che vanno dai nove ai dodici mesi in doppia dose. Alcuni stanno pensando alla mono dose che dura sei mesi per andare avanti, perché abbiamo bisogno di più dosi. Noi probabilmente lo verificheremo a vaccinazione completata, oggi nessuno ha la verità in tasca – ammette -. Io ho sempre paura delle asserzioni: noi immaginiamo nove, dodici mesi, va però verificato. Ma non è un dramma, non è una cosa che ci deve preoccupare, perché noi siamo in grado di abbatterlo questo virus”.

Adolfo Spezzaferro

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