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siriaDamasco, 26 mag – Riprendersi a tutti i costi Palmira. E’ questa l’intenzione del Presidente siriano Assad che nonostante l’isolamento internazionale non mostra affatto segni di resa. Mentre l’Isis proprio ieri attaccava a 35 km da Homs, lanciando in contemporanea offensive contro cittadine prevalentemente a maggioranza cristiana ad ovest di Palmira, è alle porte la battaglia forse più importante e decisiva dall’inizio del conflitto in Siria.



Le truppe governative siriane proprio nelle ultime ore stanno avanzando verso la città patrimonio dell’Unesco, caduta pochi giorni fa nelle mani degli islamisti e data per persa definitivamente da molti analisti internazionali. Assad prepara quindi una massiccia controffensiva, il cui esito sarà determinante per le sorti della guerra. Allo stesso modo saranno decisive le conseguenze della battaglia già in atto nella provincia di Homs, in cui sono presenti importanti giacimenti di gas e petrolio, basi militari e centrali elettriche che riforniscono tutta la Siria centro-meridionale.

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Proprio in questa zona l’esercito siriano sta concentrando ingenti forze impiegando reparti corazzati. L’aeronautica ha inoltre effettuato nelle ultime 24 ore oltre 70 sortite sulle posizioni Isis. Il Primo Ministro Al-Halqi, su mandato del Presidente, si è recato ieri ad ispezionare siti industriali, giacimenti e postazioni militari in tutta la provincia.

Nel frattempo le notizie che giungono da Palmira sono quantomai drammatiche, si parla di esecuzioni di massa da parte dei terroristi dell’Isis. Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, sembra però intenzionato ad impiegare maggiori forze di supporto alle truppe siriane. L’operazione “reconquista di Palmira” è quindi in atto.

Eugenio Palazzini

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