Damasco, 6 set – Armi chimiche. Di nuovo: la stessa scusa con la quale all’alba delle primavere arabe si era tentato di mettere insieme una coalizione internazionale – intervento poi non concretizzatosi grazie alla ferma opposizione di Mosca – per rovesciare il presidente Assad, torna di nuovo in auge e, guarda caso, proprio a ridosso delle decisive vittorie dell’esercito siriano sul fronte orientale che stanno mettendo giorno dopo giorno fuori gioco le truppe dell’Isis.

L’indagine, condotta dall’Onu, riguarda l’attacco portato lo scorso 4 aprile contro la città di Khan Sheikhun, nella provincia di Idlib. Costato la vita a 84 persone, molte dei quali bambini, forzò la mano al presidente Trump per un intervento (poco più che simbolico, molto probabilmente per mettere a tacere quegli strati del deep State che premevano per una qualche mossa sullo scenario) a colpi di missili Tomahawk lanciati dai cacciatorpedinieri americani di stanza nel mediterraneo.

L’attacco “è stato compiuto – si legge nel rapporto – da un aereo di fabbricazione russa utilizzato dalle forze militari del presidente siriano Bashar al Assad”. Fin qui nulla di strano, vista la stretta collaborazione tra forze di Damasco ed aviazione russa. “Interviste e informazioni di avvertimento anticipato – prosegue lo studio – indicano che un Sukhoi 22, in dotazione solo alle forze siriane, ha effettuato, alle 6:45 ora locale, 4 attacchi aerei su Khan Sheikhun”, nel corso dei quali “furono utilizzate 3 bombe convenzionali e una chimica”. E quali prove schiaccianti avrebbero le nazioni unite per poter affermare con assoluta sicurezza che siano state usate armi chimiche? Nella zona sono stati trovati resti della bomba, ma la commissione incaricata delle analisi non ha potuto stabilire con precisione gli eventuali agenti utilizzati. L’unico indizio viene infatti da componenti rinvenuti, “compatibili con bombe di gas sarin prodotte dall’Unione Sovietica nella di bombe di 250 chilogrammi, di cui approssimativamente 40 di Sarin”.

Un po’ poco per lanciare accuse così pesanti? Ne era convinto già all’epoca Georges Abou Khazen, Vicario Apostolico ad Aleppo. E certo, le fialette agitate da Colin Powell di fronte all’assemblea plenaria erano ben altra cosa. Ma l’attendibilità dell’Onu sul tema armi chimiche – e il metodo utilizzato anche in questo caso non aiuta – resta ancora ben lontana dall’essere ristabilita.

Nicola Mattei

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