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Damasco, 23 feb – Niente di fatto in Siria. Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu non è stato trovato alcun accordo su un cessate il fuoco. Il voto è slittato e così non è ancora stato possibile arrivare alla tregua di 30 giorni proposta per permettere agli aiuti umanitari di arrivare nella zona al Ghouta orientale e di evacuare i civili. Una proposta per la quale la Russia, che ha annunciato il fallimento dell’accordo, aveva chiesto alcune modifiche.
La risoluzione era stata proposta dal Kuwait e dalla Svezia, i quali chiedevano una tregua di un mese per consentire alle organizzazioni umanitarie di assistere i civili siriani stremati. In aggiunta a questo un cessate il fuoco di 72 ore e l’avvio delle evacuazioni mediche e della consegna di aiuti umanitari entro 48 ore dall’interruzione delle ostilità. Usa Francia e Gran Bretagna ne hanno chiesto l’approvazione immediata, ma Mosca ha sottolineato come la bozza fosse zoppicante, dal momento che nel Ghouta i terroristi sono mischiati con i civili. E che le notizie diffuse dai media relative alle uccisioni di civili nei bombardamenti di questi ultimi giorni sono esagerate e il prodotto di una “psicosi di massa”.
Che il Ghouta sia una sacca di jihadisti lo dimostrano le testimonianze indipendenti, non filtrate dalle ong del calibro dell’Ondus, la cui totale inaffidabilità e parzialità sono state più volte dimostrate. Un sacerdote salesiano, che nel Ghouta vive da anni, padre Mounir ha affermato a tempi.it: “Tutto il giorno si sentono gli aerei dell’esercito che sorvolano la capitale. Spero che l’attacco cominci presto e che la zona venga finalmente liberata, come è stata liberata Aleppo”. E aggiunge: “Ghouta non è un quartiere di vittime perseguitate dal regime, come raccontate voi. È l’esatto contrario. Sono anni che sparano missili sulla capitale, uccidono innocenti, poveri civili. Quanti sono i bambini morti qui di cui nessuno parla? Questi non sono l’opposizione, sono terroristi, vengono da ogni parte del mondo, e l’esercito siriano ha il diritto di difendere la dignità dei siriani e il paese.
Intanto, però, mentre il voto all’Onu slitta, arriva la notizia che Washington non esclude il ricorso alla forza militare contro le forze governative siriane. Lo ha detto la rappresentante permanente USA alle Nazioni Unite Nikki Haley, parlando all’Istituto politico dell’università di Chicago, spiegando che l’attacco avverrà nel momento in cui si scoprirà l’uso di armi chimiche da parte di Damasco e che il presidente siriano Bashar al Assad sta camminando su “una linea sottile”.
Anna Pedri
 
 

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4 Commenti

  1. …..speriamo che Assad e i russi facciano piazza pulita dei terroristi sovvenzionati da USA, israele’, e kuwait….e con loro tutti quelli che li appoggiano…che altro non sono che fiancheggiatori del daesh…

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